Dorgali - Intermontes e "Su acu de Orudè"

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Montagna

MONTAGNA

Intermontes e "Su acu de Orudè"

La dove il Rio Flumineddu immette sul Cedrino, tra canyon calcarei con costoni di 15 metri, spiagge e canali d'acqua di pochi metri.   

DORGALI

Intermontes e "Su acu de Orudè"

La zona di Inteimontes (letteralmente "tra i monti") e de "Su acu de Orudè" è il punto in cui Flumineddu, il secondo corso d’acqua del territorio di Dorgali, affluisce da destra nelle acque del Cedrino, il principale fiume della zona e il quinto per lunghezza della Sardegna che da qui, appena aver attraversato il territorio di Oliena (sorgenti di Su Gologone) viene trattenuto nella diga di Perda 'e Ottoni e poi si butta a valle verso la Baronia dove, in prossimità della spiaggia di Osala entra in mare tramite una grande foce a estuario. 


L'area rappresentata in questo reportage è invece uno spettacolare incontro di montagne separate solo dal passaggio dell'acqua che qui, soprattutto durante le piene stagionali, sviluppa una forza distruttiva capace di modellare il paesaggio secondo dinamiche idrauliche tutt'altro che prevedibili. Il punto è raggiungibile con la canoa, con imbarcazione a motore oppure a piedi se si conoscono le difficili zone di accesso nei pressi della località "Corallinu" a sud del quale si trova l'altro canyon, questa volta basaltico che si chiama “Caddaris” (LEGGI QUI). Altre zone di interesse sono monte "Poju 'e Juanlucca" ( a sinistra rispetto alle immagini) e monte "Orudè" (a destra).

Il Flummineddu arriva in questo punto insinuandosi in un canyon di rocce calcaree con pareti alte fino a 15 metri e alcuni meandri che nei giorni di piena creano pericolosi rigonfiamenti capaci di trasportare a valle ogni tipo di detrito, dalle rocce staccate dai costoni, ai tronchi d’albero anche di grosse dimensioni, trascinati per chilometri dalla forza dell’acqua. Il paesaggio è dunque molto suggestivo per la sua irregolarità, con varie spiaggette a scomparsa che si creano qua e là a seconda dell’andamento dell’acqua; nonché per la presenza di una vegetazione tutt’altro che restia a ripresentarsi in forze dopo le alluvioni. In particolare, all’inizio della primavera è possibile osservare il variegato colorito del patrimonio floreale selvatico, come tarassaco, papavero, croco, ma anche numerose estensioni di carota selvatica che si incastonano con fitti cespugli di colore bianco al chiaro del calcare creando coi riflessi dell’acqua, giochi di colori tutt’altro che scontati. Non mancano i cespugli di oleandro, sia nella variante bianca che in quella rosa acceso che spezzano le dominanze cromatiche e ne arricchiscono le varietà.





Pierpaolo Spanu
© riproduzione riservata
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