Nebida - Laveria Lamarmora

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Cultura

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Laveria Lamarmora

Oltre 2 mila mq di lavorazione e catalogazione dei principali estratti minerari del territorio. La Laveria raggiunse il picco negli anni '30 del Novecento. Oggi, davanti a Pan di Zucchero, è uno dei più spettacolari siti del turismo minerario italiano.

NEBIDA

Laveria Lamarmora

La Laveria Lamarmora è il complesso minerario più importante di Nebida, la frazione del comune di Iglesias che sin dal 1600 è stata al centro di intense attività estrattive. Dal punto di vista geologico-minerario il territorio di Nebida è caratterizzato dalle mineralizzazioni tipiche dell’iglesiente (gli scisti e “la puddinga”) e soprattutto dall’affioramento della “Discordanza Sarda”, ovvero il contatto stratigrafico di due epoche geologiche: l'Ordoviciano superiore e il Ordoviciano inferiore. Tale emersione si può notare proprio sulla strada litoranea che da Fontanamare porta a Nebida.

La Laveria Lamarmora è stata costruita nel 1897 e si inserisce in un contesto storico e ambientale unico: servita dalla galleria ribasso Cuccuru Aspu, l’impianto è ubicato a picco sul mare, al fondo di un declivio roccioso che si affaccia a pochi passi dagli isolotti de S’Agusteri, de Il morto e della più nota Pan di Zucchero.

DESCRIZIONE DELLA
LAVERIA LA MARMORA

La Laveria Lamarmora è un’idrogravimetrica dislocata su quattro livelli lungo un declivio. Si estendeva su una superfice di 2000 mq. e in passato trattava i minerali che arrivavano tramite i convogli ferroviari, sia dalla teleferica Carroccia che dalla galleria Lamarmora.

La struttura era realizzata in mattoni pieni e pietra locale, il pavimento era in cotto e le coperture in legno. Il suo compito era quello di trattare i cristalli o gli aggregati di galena, il minerale semiconduttore che nell’Iglesiente era stato scoperto già nel 1614 in piccole sacche d’argento.  I materiali venivano frantumati, ripuliti dai detriti e classificati, prima di essere imbarcati.

La Laveria Lamarmora era un impianto assai moderno per l’epoca, con un’organizzazione degli spazi funzionale a quell’industria estrattiva così fiorente in quest’angolo della Sardegna. La laveria disponeva di 880 mq di superficie per lo stoccaggio e il trattamento dei minerali; di macchine a vapore; di sale forni; di forni a tino e in più, due ciminiere. Nella parte più bassa vi era pure il porticciolo per l’attracco delle imbarcazioni che provvedevano poi a portare i minerali nei più importanti porti dell’Europa mediterranea: Spagna, Francia, penisola italiana.

1990: LA FINE DELL’ATTIVITÀ ESTRATTIVA
Negli anni in cui la Laveria Lamamora raggiunse il picco di lavorazione (1930), il paesino di Nebida, aveva una popolazione di circa 3 mila abitanti, un terzo dei quali totalmente impiegato nelle attività estrattive della zona. Nei cantieri di Fortuna, Lamarmora e Nicolay lavoravano fino a 400 persone, ma dopo l’ammodernamento del sistema idrogravimetrico degli anni ’50, si arrivò alla grande crisi estrattiva del 1980 che pian piano indebolì il settore fino a decretarne la definitiva chiusura a ridosso dell’ultimo secolo. Oggi, i principali siti di estrazione e lavorazione mineraria dell’Iglesiente, compresi quelli di Nebida, sono chiusi e in parte destinati al turismo, uno dei pochi settori economici in grado di dare prospettiva alla popolazione residente.

Pierpaolo Spanu
© riproduzione riservata
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