Cagliari - Le Saline di Cagliari

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Storia

STORIA

Le Saline di Cagliari

Una storia di sfruttamento dei sardi perdurato secoli. Oggi la produzione è rimasta ma al prodotto è stato riconosciuto il valore di tipicità sarda grazie alle sue inequivocabili qualità di sale dolce e delicato come già i popoli nordici avevano scoperto nel ‘700.

CAGLIARI

Le Saline di Cagliari

La produzione di sale in Sardegna è cominciata ovviamente nei tempi più remoti della storia sarda e si lega in parte a quella degli abitanti del posto che alle grandi civiltà che fecero della Sardegna loro punto riferimento economico. Le prime testimonianze scritte che provano dello sfruttamento del sale di Cagliari risale ai fenici, seguirono punici, greci e romani.



IL SALE DI CAGLIARI 
PER CONSERVARE IL PESCE NORDICO
Caduto l’impero romano tuttavia l’attività estrattiva subì una brusca e lunga interruzione che perdurò alcuni secoli fino all’epoca giudicale in cui le saline di Cagliari tornarono ad essere interessante risorsa economica: la centralità del sale come prodotto alimentare e soprattutto come prodotto per la conservazione dei cibi lo fece diventare in breve un bene pregiato e richiestissimo in tutto il mediterraneo. Il sale di Cagliari in particolare fu noto – soprattutto nei paesi del nord Europa da cui arrivavano numerose navi per il carico – per le sue peculiarità di dolcezza che lo rendevano più concorrenziale di quello estratto in Spagna o in Portogallo.  Fu così che se gli Spagnoli introdussero il monopolio regio sul sale, gli Aragonesi e molto più tardi i Savoia,  schiavizzarono le popolazioni locali con la cosiddetta “comandata”, ovvero l’obbligo degli abitanti di Cagliari e dintorni di fornire forza lavoro per l’estrazione, lo stoccaggio e il trasporto del sale ricavato dalle saline.

LO SFRUTTAMENTO INDUSTRIALE
INIZIA NELL’800
Fino al 1850 le saline erano ancora del tutto naturali: il sale veniva raccolto nei bacini o negli stagni dove si aspettava la naturale cristallizzazione. Nel frattempo erano cominciati i lavori di razionalizzazione degli impianti, con importanti interventi di sistemazione dei bacini di evaporazione, delle caselle salanti e l'apertura del grande canale: il Canale di San Bartolomeo che partiva dalle saline e correva verso il mare, dove si divideva in due rami, il Canale del Lazzaretto e il Canale della Palafitta. I mercantili invece rimanevano attraccati al Molo Sabaudo, dove si caricava il sale per essere trasportato in Italia e all’estero. Nel 1836 finalmente Carlo Alberto abolì l’odioso sistema delle comandate, Cavour invece introdusse gli appalti per la gestione degli impianti. Nel Novecento invece sempre a seguito di grossi interventi di miglioria industriale, si diversificò la produzione: oltre al sale comune, fu avviata anche la produzione dei sali potassici, del solfato di magnesio, dei sali misti e del bromo. Dal secondo dopoguerra però iniziò la crisi: la richiesta dei sottoprodotti del sale diminuì, si rafforzò la concorrenza di altre saline, sia nazionali che internazionali che rubò fette di mercato e a questa crisi si aggiunse l'inquinamento dei bacini che portò alla sospensione delle attività nel 1985. Nel 1988, lo Stato però decise lo stanziamento di 120 miliardi di lire per la bonifica generale, seguì nel 1999 l’istituzione del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline Poetto che prevedette tra le finalità del Parco anche quello dello sviluppo delle attività economiche compatibili tra cui la produzione del sale. Oggi infatti il  sale marino di Cagliari è regolarmente prodotto ed è diventato un prodotto tipico riconosciuto e ricercato dalla gastronomia nazionale e internazionale come prezioso e ineguagliabile insaporitore di ogni tipo di pietanza, carne, pesce, patate, ecc.


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