Geografia della Sardegna - Osilo

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Località

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Osilo

Dai Malaspina al Pecorino, la storia di uno dei borghi più caratteristici del sassarese

GEOGRAFIA DELLA SARDEGNA

Osilo

Osilo, con i suoi duemila e novecento abitanti abbarbicati sulla più settentrionale cima del monte Tuffudesu (672 metri sopra il livello del mare), è un caratteristico borgo che si trova al confine con la immediata periferia sud-orientale di Sassari e rappresenta un centro di notevole interesse culturale per la presenza del Castello dei Malaspina (LEGGI QUI); delle oltre 30 chiese di vari stili architettonici e per la caratteristica produzione di un eccellente pecorino sardo, il “Pecorino di Osilo” uno dei più noti prodotto caseari della Sardegna.

 

IL CENTRO STORICO DI OSILO
Per conoscere il contesto abitato di Osilo, quello più caratteristico e identitario, una volta entrati in paese bisogna spingersi fino alla chiesa della Madonna del Rosario, parcheggiare l’auto e salire a piedi fino ai quartieri alti, quelli che si trovano subito sotto il Castello dei Malespina, dove, le case, basse e con pochi ambienti, si susseguono senza interruzione lungo i tipici vicoli in selciato basaltico. Poche le piazze e le piazzole agli incroci delle strette vie, ma le variazioni di dislivello, le scalinate a misura d’uomo, i muretti a secco che perimetrano le proprietà e i numerosi orticelli, nonché la presenza del verde nelle fughe tra i sampietrini che colora il tracciato, rendono il paesaggio urbano godevole e rilassante. Numerose le case abbandonate o diroccate (segno anche qui di una cronica diaspora delle nuove generazioni), ma quasi mai passano inosservate: testimoniano un modus vivendi del recente passato, quando anche in cima a una collina ventosa, fredda ma fertile e facilmente edificabile, era possibile vivere in assenza di comfort e ai margini della viabilità rurale.


IL TUFFUDDESU: CONTESO FIN DALLE ORIGINI

La presenza dell’altura del monte Tuffuddesu che domina sui territori circostanti e che, in alcuni punti, consente di vedere anche tutto il Golfo dell’Asinara, ha rappresentato, sin dalle origini una spinta attrattiva per i primi insediamenti abitativi che poi, via via, sono diventati sempre più complessi e articolati, al fine di sfruttare meglio il vantaggio militare che si poteva conseguire stando su un’altura rispetto alle genti nemiche che stavano a valle. 


 

I MALASPINA
CARATTERIZZARONO
DEFINITIVAMENTE OSILO

A dare la fisionomia definitiva all’area osilese, tuttavia, dopo numerosi tentativi di organizzazione territoriale da parte di alcuni villaggi sparsi come ad esempio quello di Tilikennor, vi pensò la famiglia dei Malaspina nel 1259 quando edificarono l’omonimo castello (LEGGI QUI). Attorno al maniero poi si sviluppò l’abitato che ospitò le genti di montagna del territorio, dedite sin da allora alla pastorizia, principale fonte di sussistenza, e all’agricoltura che riguardava più che altro i poderi più a valle, dove peraltro, l’acqua si trovava in abbondanza e garantiva una coltivazione rigogliosa. Tra le genti che abitarono attorno al castello dopo la sua costituzione vi furono anche le famiglie dei militari che si occupavano della sorveglianza e della protezione del luogo, sia per conto degli stessi Malaspina che dei vari padroni che si succedettero nel corso della sua lunga storia. Tra essi ricordiamo in ordine cronologico: i Doria, le truppe del re d’Aragona e il Giudice di Arborea.

LE CHIESE DI OSILO
Per visitare Osilo oltre alle tappe nel centro storico e al castello dei Malaspina è doveroso anche conoscere almeno alcune delle numerose chiese che si trovano sparse per il paese e per il territorio circostante. Si tratta in tutto di 36 chiese che rappresentano le testimonianze più autentiche delle varie correnti culturali e architettoniche che si sono alternate nelle articolate vicende storiche del borgo, costellate in prevalenza di continue battaglie per il possesso dell’altura e delle sue risorse. 


Tra le chiese più interessanti di Osilo, dal punto di vista storico e architettonico, vi è sicuramente la Chiesa del Rosario (LEGGI QUI), intitolata appunto alla Madonna del Rosario ma dove in passato veniva onorato, tra gli altri, anche san Narciso di Girona, protettore dell’agricoltura dalle invasioni di cavallette. Altre due chiese molto interessanti sono la chiesa di San Maurizio, in stile gotico-catalano, anche se più volte è stata rimaneggiata e la chiesa di Nostra Signora di Bonaria, che si trova sul colle più alto del monte Tuffudesu (796 metri), da dove si può ammirare tutto il golfo dell’Asinara e le coste della Corsica.

IL PECORINO DI OSILO
Osilo è da sempre un paese di pastori e agricoltori e oggi, il Pecorino di Osilo, non solo è un’eccellenza della produzione casearia sarda (presidio Slow Food) che rappresenta la tradizione pastorale di Osilo e dei centri circostanti, come Ploaghe, Nulvi, Codrongianos e Tergu, ma è anche la testimonianza di una lunga tradizione pastorale di queste genti che si sono tramandate di secolo in secolo tutte le tecniche di lavorazione del latte di pecora e dei suoi derivati, e alla fine ha portato alla realizzazione di un formaggio unico nel suo genere che oggi è richiestissimo sul mercato.

Il formaggio tipico osilese è un pecorino sardo più piccolo rispetto al classico, ma più alto di scalzo. Si presenta esternamente con una crosta sottile gialla, mentre la pasta invece è morbida e dal sapore aromatizzato alle erbe, al legno secco e alla lana, profumi che indicano chiaramente il rapporto ancestrale con questo territorio. Stagionato per sei mesi, il pecorino di Osilo, rispetto al classico pecorino sardo, viene sottoposto a una notevole pressatura che gli dà una maggiore e durevole pastosità.

  • La chicca della Ricotta Mustìa

Oltre al pecorino ad Osilo vi sono produce pure una tipica ricotta, la Ricotta Mustìa (o affumicata). Utilizzando il siero del latte si realizza una pagnotta casearia di colore ambra che viene sottoposta ad affumicatura e si ottiene una ricotta fresca e smorzata, dai sapori intensi e dal profumo avvolgente.  La ricotta mustìa, oltre che nelle case degli osilesi, si può trovare nei ristoranti tipici e negli agriturismi del sassarese dove si usa consumarla da sola o in abbinamento a ortaggi e verdure. Ottima anche per condire paste e secondi piatti di terra.

 

Pierpaolo Spanu
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