- I danni del nuoto specialistico sui bambini

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Moffeti, Scienze Motorie Applicate

MOFFETI, SCIENZE MOTORIE APPLICATE

I danni del nuoto specialistico sui bambini

Quando la mitologia del nuoto "disciplina completa" si infrange contro le leggi della biomeccanica e della pedagogia

I danni del nuoto specialistico sui bambini

Far praticare nuoto in via esclusiva ad un bambino o ad un ragazzino in crescita porta il soggetto a devianze posturali di difficile correzione una volta avvenuto il completo sviluppo. Scoliosi, cifosi, iperlordosi, deficit podalico e povertà di schemi motori non possono essere risolti facendo fare nuoto tutto l’anno.


Il nuoto è quell’attività motoria che, assieme ad altre, rientra nell’insieme delle abilità acquatiche le quali devono essere apprese dal bambino in crescita possibilmente entro la prima fase adolescenziale, affinché sviluppi la padronanza del rapporto con l’acqua in sicurezza.

In ambito posturale il nuoto è anche una disciplina indicata per affrontare alcune problematiche sia a carico del rachide che delle principali articolazioni (coxo femorale, gleno omerale, ginocchio, cervicale).

Nella magra cultura sportiva e motoria dell’italiano medio il nuoto è spesso configurato come una disciplina “completa” grazie anche al fatto che per decenni è stato messo in cima alla lista dei consigli da pediatri, medici di famiglia e istruttori. Tuttavia, alla luce della ragione e della scienza motoria, questa completezza non esiste e, in taluni casi, far praticare al bambino il nuoto come disciplina esclusiva può mettere in atto una serie di problematiche motorie, posturali e conseguentemente psicologiche che difficilmente potranno essere risolte nelle fasi di crescita successive. Ecco perché, il nuoto, va praticato dai bambini ma all’interno di un progetto di formazione motoria completo che richiede anche l’innesto di altre attività, cosiddette “terrestri” meglio se impartite da istruttore di educazione fisica con esperienza e curricola adeguati (Diploma Isef e/o Laurea in Scienze Motorie fatte con lezioni in presenza – non on line – più master e specializzazioni aggiuntive), evitando invece di affidare i propri bambini a insegnanti improvvisati che non hanno la formazione adeguata. Bisogna infatti ricordarsi che il nuoto, essendo una attività motoria, rientra nel quadro delle discipline dell’Educazione fisica che è la medicina preventiva per eccellenza.

IL NUOTO NELL’ETÀ DELLO SVILUPPO
Il nuoto praticato in via esclusiva espone i bambini e i ragazzi ad atteggiamenti posturali scorretti (i cosiddetti “paramorfismi” che se non individuati in tempo, aprono la strada ai “dismorfismi” (scoliosi, cifosi, iperlordosi…) che sono la conseguenza negativa – e definitiva – dei primi.

OCCHIO ALLA BAMBINA
In certi soggetti infatti, soprattutto appartenenti al genere femminile, i paramorfismi sono dietro l’angolo a causa ad esempio dello sviluppo del seno che carica maggior peso in avanti e sposta l’equilibrio fisiologico della colonna. Praticando nuoto in maniera esclusiva senza curare le altre attività motorie come la ginnastica generale, la preparazione atletica in palestra, la acrobatica e la preacrobaticca, si rischia di far lavorare i muscoli in deviazione rafforzando quelli compensativi allo squilibrio di cui sopra e bloccando nel contempo la normale correzione che avverrebbe non facendo solo vasche.  

TROPPO NUOTO TAGLIA I PIEDI
C’è poi il capitolo propriocettivo, che riguarda una moltitudine di popolazione giovanile sempre in crescendo perché, a causa della diffusione degli intrattenimenti tecnologici (cellulare, computer, giochi virtuali), hanno ormai più che dimezzato il tempo destinato alle attività manuali, come il gioco spontaneo, il gioco strutturato e l’attività sportiva. Ecco allora che ricorrere ancora una volta al nuoto “tutto l’anno” il soggetto in crescita non sviluppa un saldo appoggio podalico, non trasmettendo le informazioni correttive allo schema corporeo tra piede, rachide e cervello. In poche parole stare sempre a galla senza mettere il piede a terra e fare esercizio in quel contesto si forza la naturalità dell’essere umano che è un animale terrestre e non acquatico.

Pierpaolo Spanu, Moffeti Scienze Motorie Applicate, Dorgali
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