Psicologia dello sviluppo - Autostima e attività fisica

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Moffeti, Scienze Motorie Applicate

MOFFETI, SCIENZE MOTORIE APPLICATE

Autostima e attività fisica

Psiche e attività motoria sono due facce della stessa medaglia nel processo di crescita di un giovane individuo. Non saper trovarne il rapporto porta all’abbandono e all’esposizione a comportamenti viziosi e autodistruttivi

PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO

Autostima e attività fisica

Il collegamento tra autostima e attività fisica negli adolescenti e nei preadolescenti avviene in senso costruttivo, ovvero dell’autostima, quando il soggetto ottiene la massima gratificazione dai tentativi di padroneggiare l’ambiente; viceversa va in senso distruttivo, ovvero della disistima, se questi nel tentativo di padroneggiare l’ambiente viene continuamente mal sostenuto dall’adulto.




IL TENTATIVO È L’ESPERIENZA
È chiaro infatti che il tentativo di padroneggiare l’ambiente per chiunque, ma soprattutto per un bambino o un ragazzino in crescita, è un’esperienza che avanza sperimentando degli sforzi, mentali in primis, fisici in secundis. Tentativi che a volte sono fortunati perché le circostanze esterne sono favorevoli e/o perché le abilità motorie di cui dispone il soggetto sono sufficienti a risolvere il problema motorio; mentre, altre volte, sono sfortunati perché circostanze esterne  e/o abilità motorie inadeguate non portano alla soluzione dei problemi.

IL RUOLO DELL’ADULTO:
SAPER STARE AL SUO POSTO

In entrambi casi – successo o insuccesso davanti alla prova – è fondamentale per un genitore o un insegnante stabilire la giusta distanza fisica ed emotiva dal bambino, consentendogli di fare la sua esperienza in sicurezza ma al tempo stesso in libertà. Evitando quindi una presenza ossessiva, oppressiva e compulsiva (magari di traghettamento delle insicurezze dell’adulto) che interferisce sulla costruzione dell’autonomia del bambino. Secondo alcuni autori l’autostima all’attività fisica è infatti collegata all’opinione che gli altri esprimono.

ATTIVITÀ FISICA = VITA SANA DA ADULTO
È stato dimostrato, attraverso esperimenti scientifici riportati in letteratura da almeno cinquant’anni a questa parte, che i ragazzi con bassa autostima hanno avuto rapporti con modelli educativi disfunzionali, dove l'attività fisica è stata mal interpretata (ancorata a paradigmi competitivi fini a  se stesso; finalizzati alla cura dell'aspetto fisico per una ricerca di approvazione degli altri...); viceversa, ragazzi con alta autostima hanno avuto davanti a se, durante lo sforzo messo in campo per compiere un gesto motorio, modelli educativi funzionali e ciò ha fatto da solido sostegno nella motivazione verso l’attività fisica e la vita sana. In quest’ultimo caso infatti si verifica il mantenimento di un rapporto duraturo (e nei casi migliori per tutta la vita) con lo sport e l’adozione  di comportamenti virtuosi. Questo approccio ha dato il via allo sviluppo di solide ed elevate capacità decisionali, fiducia in se stessi, alimentazione sana, rapporti sociali costruttivi, pacifica convivenza tra generi, interesse per lo studio e la cultura. Mentre, nei casi di consolidamento della condizione di bassa autostima, ha portato il bambino all’abbandono precoce della attività fisica e dello studio e all’esposizione dello stesso verso comportamenti e stili di vita distruttivi e viziosi, quali indecisionismo cronico, insicurezza, fumo, alcol, uso e abuso di cibo spazzatura, alienazione sociale e basso livello culturale con conseguente esposizione da adulto al consumismo e al disturbo narcisistico della personalità.

CHE ADULTO VOGLIAMO
In definitiva dunque la qualità del ruolo dell’adulto, sia esso il genitore o l’insegnante, è fondamentale per la riuscita di un processo educativo o diseducativo. Molto spesso infatti, il traghettamento di cattivi modelli di vita dall’adulto al bambino, si realizza con un’esperienza negativa verso l’attività motoria proposta in maniera inadeguata sia nella forma che nella sostanza.


Pierpaolo Spanu, Moffeti Scienze Motorie Applicate, Dorgali
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