Cagliari - Tuvixeddu

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Storia

STORIA

Tuvixeddu

La più grande necropoli punica del Mediterraneo si trova nel cuore di Cagliari, capoluogo della Sardegna e porta d'ingresso dell'isola fin dalla prima penetrazione punica.

CAGLIARI

Tuvixeddu

Con le sue 1100 tombe Tuvixeddu (Cagliari) è la più importante necropoli del Mediterraneo. Il sito archeologico (attualmente di libero accesso) si trova sull’omonimo colle che sovrasta parte dell’abitato di Cagliari, il capoluogo della Sardegna. Originariamente l’area archeologica si estendeva per 80 ettari e arrivava fino alla laguna di Santa Gilla e all’attuale via Is Maglias da un lato e, tra viale Sant’Avendrace e viale Merello dall’altro. Nelle immediate vicinanze della necropoli punica se ne trova anche una romana, situata alle pendici dello stesso colle ma orientata verso l’odierna via Sant’Avendrace che, in epoca romana, era la principale arteria di collegamento con il resto della Sardegna, la famosa Karalibus Turrem ( Cagliari-Porto Torres).

Tuvixeddu (da “tuvu” = vuoto o cavità + il suffisso “eddu” che in sardo esprime un diminutivo: “colle dei piccoli fori”) è un’area di roccia calcarea frequentata sin dal neolitico (cultura di Ozieri) ma è tra il VI e il III secolo a.C. che i Cartaginesi la usarono come luogo di sepoltura. I Cartaginesi, la più grande potenza coloniale del nord Africa, prese il controllo della Sardegna nel 510 a.C. e il territorio del cagliaritano divenne una del porte d’ingresso al fertile Campidano.  I loculi erano raggiungibili attraverso appositi pozzi scavati nella roccia e profondi dai 2 agli 11 metri. Il pozzo si articolava in un accesso alla camera funeraria (o cella sepolcrale) che molto spesso era decorata con disegni geometrici, affreschi, simboli astrali (disco solare e falce lunare), fiori di loto, palme, maschere (Tomba dell'Ureo e Tomba del Combattente), oppure era corredata con anfore, gioielli, unguentari, rasoi ma anche ampolle (lacrimatoi) dove venivano deposte essenze profumate. 

LA NECROPOLI ROMANA
Accanto alla necropoli punica sul versante che oggi dà a viale Sant’Avendrace si trova pure la necropoli romana, nota perché si trova il sepolcro di Atilia Pomptilla, la moglie del console Lucio Cassio Filippo, è questo il sito della Grotta della Vipera. Qui le tombe sono di vario tipo: a fossa, a camera, con incinerazione, ad arcosolio e a colombari. 

TUVIXEDDU
L’area archeologica di Tuvixeddu si divide in tre zone principali: Canyon, Catino e Predio Ibba. Il nome “Tuvixeddu”, che vuol dire “colle dei piccoli fori”, può essere stato usato per distinguerlo dal sito attiguo denominato “Tuvumannu” (= grande cavità). Il termine “tuvus”, molto spesso collegato alla parola “tufo” in realtà fa riferimento al latino “tubus”, ovvero buco. Il tufo è infatti la roccia magmatica, quindi di origine vulcanica, di media durezza e per questo molto richiesta in campo edile per la facilità di lavorazione. L’area di Tuvixeddu non a caso è sempre stata luogo di prelievo – legale e illegale – di materiale per costruire. 

I Cartaginesi scelsero il colle di Tuvixeddu perché il calcare è un materiale isolante, impermeabile, abbastanza solido e facilmente lavorabile. I Punici, come noto, utilizzavano il rito funebre della inumazione, ovvero seppellivano il cadavere in una fossa scavata sul terreno. Altra tecnica di sepoltura utilizzata dai coloni era quella della cremazione (tardo punico).

LA TOMBA DEL GUERRIERO
La tomba del Guerriero è tra le più interessanti del sito archeologico di Tuvixeddu, sia per il suo stato di conservazione che per il valore artistico delle decorazioni presenti all’interno. Le pareti del loculo infatti ospitano degli affreschi, specialmente nella parte alta (fregi con cerchi azzurri e rossi, pilastri con capitelli a volute). Sempre all’interno si trovano tre nicchie decorate con forme geometriche di colore rosso e azzurro e tre betili. Su una parete laterale si trova la raffigurazione di un guerriero che mostra il suo petto nudo in procinto di scagliare una lancia contro il nemico.

LA TOMBA DELL’UREO
Ureo era il nome del serpente sacro agli Egizi ed è raffigurato sulla parete frontale che si trova immediatamente all’ingresso della cella. Il rettile è alato e ha al di sopra un disco solare, mentre ai lati si trovano due fiori di loto con altrettante maschere di gorgone. Il significato di questa maschera è chiaramente apotropaico ovvero di allontanamento dell’influsso maligno.

TUVIXEDDU E L’IMPORTANZA DI CAGLIARI DURANTE IL DOMINIO CARTAGINESE
Le dimensioni straordinarie della necropoli puniche dimostrano chiaramente l’importanza storica dell’area abitata dove attualmente sorge la città di Cagliari. L’alto grado di urbanizzazione, il livello economico e quello sociale delle civiltà che si insediarono nella Sardegna antica, ebbero a Cagliari, una delle migliori espressioni dell’intero patrimonio coloniale punico. Non a caso, oggi, Tuvixeddu, è ancora la più importante e più grande necropoli punica del Mediterraneo, capace di ospitare oltre mille loculi ma con un’estensione che non è stato potuto stimare con assoluta certezza a causa della crescita, spesso disordinata, dell’abitato moderno: le ultime spinte speculative sono state fermate sul finire degli anni ’10 del Duemila.

TUVIXEDDU SOPRAVISSUTA AI BOMBARDAMENTI
Al di sotto dell’attuale quartiere di Sant’Avendrace che sorge alle pendici del colle di Tuvixeddu si trovava parte dell’antica città di Santa Igia, la capitale del giudicato di Cagliari distrutta dai pisani. La città era di origine fenicia e la sua distruzione spinse molti abitanti a trasferirsi a Iglesias (Villa di Chiesa VEDI QUA), mentre, tra coloro che vi rimasero, scelsero di ricostruire le loro case addossandole alle tombe puniche. In epoche più recenti l’area di Tuvixeddu fu presa di mira per gli interessi immobiliari e speculativi legati al boom urbanistico della città di Cagliari. Se fino al 1975, l’Italcementi, usò alcune cave per l’estrazione di materiale, alcuni decenni prima, tra il 1953 e il 1956, parte del colle fu totalmente rimosso e si vennero a creare due rilievi: Tuvixeddu che si affaccia su viale Sant’Avendrace e Tuvumannu che volge verso via Is Maglias.  Ancora prima molte tombe furono distrutte dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale oppure usate come rifugio dagli abitanti, alcuni dei quali, soprattutto i più anziani le trasformarono in abitazioni permanenti per non dover correre ad ogni allarme nuovamente al colle.

I numeri di Tuvixeddu 

  • 1793      I sepolcri ad oggi conosciuti
  • 1571      I sepolcri salvati dalla aggressione edilizia
  • 1094      I sepolcri situati nella parte alta
  • 477        I sepolcri situati nella parte bassa

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