Alberi di Sardegna - Il castagno

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Montagna

MONTAGNA

Il castagno

L'albero da frutto e da legname importato dal Mar Nero è un elemento chiave del paesaggio montano sardo. Le piante non sempre vivono in buone condizioni perché la richiesta del mercato di castagne, marroni e legna è ancora una nicchia che non riattiva la coltivazione.

ALBERI DI SARDEGNA

Il castagno

La castagna è il frutto secco prodotto dal castagno, l’albero a foglie caduche che fa parte della famiglia delle Fagaceae. Il castagno è tra le essenze forestali più importanti dell'Europa meridionale ed è conosciuto fin dall'antichità. I motivi della sua importanza ruotano chiaramente attorno a due aspetti:

1) il castagno è una risorsa alimentare;

2) il castagno è fondamentale nella produzione di legname.
 
 

Oggi, rispetto al passato, l’importanza economica del castagno è stata fortemente ridimensionata e le colture sono state razionalizzate verso le varietà più interessanti soprattutto per il mercato del legname. In ambito alimentare, l’utilizzo delle castagne per la produzione di farine, è stato marginalizzato, tanto che, la castagna, riveste solo un ruolo secondario nell’industria dolciaria. In Italia, la gran parte delle superficie forestali di castagno non sono altro che rinaturalizzazioni derivate da antiche coltivazioni ormai abbandonate, mentre, le  coltivazioni seriali sono ridotte ad aree dove clima e condizioni del terreno sono favorevoli a categorie merceologiche specifiche, specialmente legname.
In Europa esistono tre specie di castagni, quello autoctono (Castanea sativa miller), quello d’importazione giapponese (Castanea crenata) e l’ibrido delle due semenziali.

DESCRIZIONE BOTANICA
Il castagno è una pianta arborea a chioma espansa capace di raggiungere un’altezza che varia tra i 10 e i 30 metri. Il fusto è grosso e colonnare, mentre, la corteccia è grigio-brunastra sul fusto e bianca nei rami. I primi segni d’invecchiamento si possono notare proprio sulla corteccia quando si screpola longitudinalmente.

La castagna è il frutto del castagno. Si tratta di un achenio cuoioso, lucido esternamente e tomentoso all’interno. Di forma globosa, la castagna presenta da un lato la “pancia” (quello appiattito) e dall’altro il “dorso” (il lato convesso). I marroni si distinguono dalla varietà classica di castagna per avere delle striature sul dorso e per avere il polo prossimale di colore chiaro. Gli acheni sono ospitati in numero che varia da 1 a 3 all’interno del riccio, l’involucro spinoso.

IL CASTAGNO IN SARDEGNA
Il castagno è uno dei principali elementi del paesaggio collinare e montano della Sardegna centrale, dove ha il duplice ruolo di coltura agricola e forestale; è un ottimo fattore di difesa idrogeologica dei suoli; ha una funzione di primo piano sia sotto l’aspetto paesaggistico, ricreativo che socioculturale e di salvaguardia della biodiversità. In passato, alcune zone della Sardegna, hanno beneficiato della castagna come principale alimento, tanto da conferire il nome di “albero del pane” alla pianta che la produce. Le farine ottenute dalla macinazione del suo frutto, potevano infatti essere impiegate nella realizzazione del principale alimento umano. L’integrazione della società rurale nel tessuto urbano e industriale a cui è seguito l’abbandono delle campagne; la diffusione di gravi malattie parassitarie e le deboli politiche di sostegno alla castanicoltura ha messo in crisi il settore della castanicoltura pure in Sardegna. A partire dagli anni ’90 del Novecento tuttavia, anche nell’isola, l’interesse per questa storica pianta è rinato. Oggi, l’ecosistema castagneto è di fatto inserito in una visione integrata della montagna e fa parte della pluralità di offerte agro-silvo-pastorali, turistiche, artigianali e di servizi delle zone a maggiore vocazione. Nel frattempo è cresciuta la domanda del mercato sia per le castagne che per i marroni incentivando la coltura già riconsolidata in altre regioni come la Campania, il Lazio, il Piemonte e la Toscana, dove il castagneto da frutto ha incontrato politiche di supporto molto favorevoli.  L’utilizzo del castagno come legname da opera riguarda solo tronchi da sega, travi, pali telefonici, pali da recinzione, pali per usi strutturali, tondelli da triturazione o da tannino, pali piccoli per colture agrarie e vivai. I castagneti in Sardegna comunque continuano a vegetare spesso in condizioni precarie e senza cure adeguate.

IL CANCRO DELLA CORTECCIA
In Sardegna, il “cancro della corteccia” è una malattia cronica ed endemica. Al momento è impossibile la sua eradicazione e l’obiettivo dei castanicoltori è solo quello di contenere i danni da essa provocati.

IL CASTAGNO DA FRUTTO: QUALCUNO FIUTA L’AFFARE
Il mercato della frutta sta incrementando le richieste di castagne e marroni. A fornire questi frutti sono soprattutto piante secolari ma che vivono spesso in condizioni sanitarie precarie quando non senescenti. Ciò significa che la castanicoltura, anche in Sardegna, è gestita in modo poco razionale e frazionata. Le piante vegetano spesso in ambienti pedoclimatici inidonei, senza viabilità e senza politiche di sostegno. Le castagne di qualità sono però molto richieste dal mercato e alcuni agricoltori, tra quelli più illuminati, ne hanno colto l’aspetto economico ed ecologico che questo tipo di prodotto potrebbe avere in un prossimo futuro se adeguatamente sostenuto.

COSA FA MALE AL CASTAGNO
Il castagno è una pianta capace di tollerare le basse temperature fino a -25° C ma ha una ripresa vegetativa tardiva che può arrivare fino alla fioritura (inizio dell’estate). La delicatezza del ciclo vitale del castagno è rappresentata dalla sofferenza durante il periodo siccitoso e, al contempo, al rallentamento dell’impollinazione in caso di piogge tra giugno e luglio. Pure la nebbia persistente ostacola la fruttificazione.

L’HABITAT DEL CASTAGNO
Il castagno pur esigendo temperature moderate, per crescere e proliferare richiede terreni ricchi di potassio, fosforo e humus. Sono adatti alla coltivazione del castagno i terreni di origine vulcanica, granitica o quarzosi, purché non siano argillosi e troppo acidi.

DIFFUSIONE IN EUROPA
L’areale del castagno è attualmente concentrato attorno al Mediterraneo ma si espande pure in aree continentali che comprende tutta la Francia, il nord della Spagna e del Portogallo, il sud dell’Inghilterra, la Penisola Balcanica, la Turchia occidentale, le coste del Mar Nero e nel Caucaso. Alcune diffusioni sporadiche ci sono anche in Germania e nel Nord Africa. Nelle grandi isole del Mediterraneo il castagno è presente invece nelle regioni più centrali di Corsica, Sicilia, Sardegna e Isola d’Elba.

DIFFUSIONE IN ITALIA
In Italia il castagno si distribuisce fino agli 800 metri di altezza nelle zone alpine e ai 1300 di quelle appennine. La frammentazione distributiva di questo albero è fortemente legata alle condizioni climatiche e geologiche dei territori: la maggiore diffusione è pertanto concentrata sul versante tirrenico dello Stivale, mentre, è assente in Pianura Padana ed è sporadico sul lato adriatico. La Campania è la regione d’Italia con la più alta concentrazione di castagni, tanto da contribuire per circa un terzo all’intera produzione nazionale di castagne.

LA FORESTA DECIDUA
Il castagno è dunque una pianta da collina o bassa montagna, capace di inserirsi in un ecosistema forestale dove sono presenti sia le querce (farnia e roverella) che noci e noccioli, ma anche frassino e carpino nero. Questo tipo di foresta, da un punto di vista botanico, è definita “ decidua temperata mesofila”.

L’ORIGINE INCERTA DEL CASTAGNO
La storia del castagno e in particolare la sua origine e parte dei processi che hanno determinato la sua distribuzione fino alle formazioni forestali attuali, è piuttosto incerta. Secondo le informazioni rinvenute nei granuli pollinici più antichi della specie, l’areale, in epoca preistorica, era molto ampio nell’Europa meridionale, ma ha subito una sensibile riduzione durante l’ultima glaciazione, ritirandosi definitivamente nell’Asia Minore. Per lungo tempo, peraltro, è rimasta in piedi la teoria che riteneva il bacino sud orientale del Mar Nero (Ponto e Caucaso meridionale) la zona originaria del castagno e che siano stati i Greci e i Romani a propagarlo nel resto dell’Europa. In epoca medievale furono invece gli ordini monastici ad estendere l’areale del castagno. I motivi erano due: 1) il castagno era una risorsa amidacea e 2) questo specie era un grande rimedio tecnologico per il legname da opera. Il legno del castagno fu da subito riconosciuto per le sue proprietà di robustezza e duttilità, che, grazie alle sue proprietà meccaniche era assai idoneo alla realizzazione di strutture portanti in fabbricati di vario tipo.

LA CRISI DEL RINASCIMENTO:
IL CILIEGIO PREFERITO AL CASTAGNO

Dopo alcuni secoli di diffusione, in Italia, il castagno entrò una prima volta in crisi nel Rinascimento, quando la cerealicoltura mise fuori mercato la castanicoltura. In ambito edilizio invece fu l’introduzione del metallo prima e della plastica poi a relegare il castagno al ruolo marginale nella scelta dei materiali da costruzione. In più, l’orientamento del mercato valorizzò nuove essenze forestali, come il ciliegio che resistette maggiormente alla crescente pressione antropica sugli ambienti forestali. Altri fattori che portarono al declino del castagno furono i parassiti crittogami, gli attacchi degli insetti xilofagi che approfittarono delle piante indebolite da condizioni ambientali non favorevoli.

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