Dorgali - I primi dieci anni senza le testine bronzate dorgalesi

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I primi dieci anni senza le testine bronzate dorgalesi

Il ceramista dorgalese Gaetano Chisu ha mandato in pensione la sua celebre statuina a mezzo busto e oggi, in commercio, ci sono solo le imitazioni. 

DORGALI

I primi dieci anni senza le testine bronzate dorgalesi

Il ceramista dorgalese Gaetano Chisu ha chiuso il suo laboratorio di ceramica dieci anni fa, dopo oltre quarant’anni di lavoro. Le testine bronzate che erano il cuore della sua produzione oggi non sono più in commercio se non qualche esemplare, mentre, quelle che circolano sono delle imitazioni di un'idea originale del suo maestro "Mione". 



Il ceramista dorgalese che ha fatto conoscere le testine bronzate inventate dal suo maestro, Simone Pira, riproducono il volto di una donna avvolto in un fazzoletto del costume orgolese. Gli ultimi quattromila e cinquecento pezzi sono stati prodotti nel 2011 e oggi la ceramica dorgalese è orfana di quella magica statuina. Gaetano Chisu non ha avuto eredi in quanto nessun apprendista ha voluto imparare quelle speciali lavorazioni della ceramica e così, dal 2011, le testine bronzate che circolano in commercio sono delle imitazioni. Duplicati che sono facilmente riconoscibili solo da un occhio esperto e che quindi, sulla scia delle testine bronzate dorgalesi, hanno sfruttato il prodotto fatto conoscere da Chisu per guadagnare nuove fette di mercato.

BREVETTARE LA PRODUZIONE ARTIGIANA PER TUTELARSI DAI FALSI
Pira, come troppo spesso è accaduto agli artigiani sardi, non ha provveduto a suo tempo a brevettare la sua inimitabile testina bronzata e purtroppo questo ha determinato lo “scippo” dell’articolo da parte di altri colleghi: ad Elmas, a Nuoro e nel Sassarese esistono degli artigiani che riproducono la testina bronzata. Questa brutta abitudine di non certificare le proprie invenzioni con un brevetto ufficiale è un serio problema per l’artigianato sardo e in generale per tutta la produzione artigiana nazionale: sembra sia legato, tra le altre cose, a un mal celato complesso d’inferiorità degli artigiani stessi, incapaci di apprezzare e valorizzare le proprie idee per un eccesso di modestia. Lo stesso Gaetano Chisu dice « ... e chi ci pensava allora a brevettare. Io non avevo tempo per queste cose e poi, mica sono opere d’arte». E invece sì, quelle sono opere d'arte e oggi molto ricercati dagli appassionati e dai collezionisti e la loro importanza è tale perché hanno fatto in tempo ad entrare nell'immaginario collettivo tanto da essere conosciute ovunque, anche oltre i confini nazionali.

A SCUOLA DA MIONE PIRA E NINO MARONGIU
Gaetano Chisu cominciò a lavorare la ceramica nei prima anni ’60, precisamente nel 1962, nei laboratori di Simone Pira (soprannominato Mione) e di Nino Marongiu. Loro erano gli eredi di Simone Lai, Paolo Loddo e Antonio Lovico ma soprattutto del gran maestro Ciriaco Piras, ed erano tutti appartenenti al filone delle terrecotte artistiche dorgalesi. Sull’esempio della produzione di Ciriaco Piras, che a sua volta l’aveva appresa da Francesco Ciusa, divenne caratteristica delle ceramiche dorgalesi l’uso della rifinitura a freddo con colori a tempera o patine in bronzo.

L’INVENZIONE DELLE TESTINE BRONZATE
A METÀ DEGLI ANNI ‘60

Chisu, dopo cinque anni di apprendistato in quei laboratori decise di intraprendere la sua strada, discostandosi il più possibile dalle creazioni dei suoi maestri e inventandosi un soggetto tutto suo. « Fu così – spiega il ceramista dorgalese – che dopo alcuni tentativi inventai la testina bronzata. Dapprima i modelli originali avevano un solo fazzoletto. Poi vi aggiunsi il secondo, fissato ad un bottone nella zona temporale. Il viso fu man mano reso più realistico e meno stilizzato fino alla statuetta definitiva che è rimasta praticamente uguale per trentacinque anni ».
Prima di concentrarsi su un unico articolo, Gaetano Chisu produsse, nei primi anni di ceramista autonomo e indipendente, anfore e altre statuine che richiamavano sempre la vita contadina sarda degli anni venti e trenta.

L’ARGILLA DI MONTELUPO FIORENTINO MEGLIO DI QUELLA DORGALESE

  • Gaetano, quale tipo di argilla utilizzi per realizzare i tuoi manufatti?

« Si tratta di argilla che acquisto dalla Toscana, da Montelupo Fiorentino ed è la stessa che utilizzano praticamente tutti i ceramisti dalla metà degli anni ‘60».

  • Prima dell’argilla d’importazione utilizzavate quella locale?

« Sì, c’erano delle cave in località Iloghe da cui fino a metà del secolo scorso si estraeva la argilla. Erano le cave dei Corrias e dei Carotti. Pure i Loddo in seguito acquistarono una cava. Ma da quei posti si estraeva una qualità di argilla non eccellente, anzi, era sporca e mista a sabbia. Questo imponeva oltre che a una estrazione lunga e faticosa per gli operai, una lavorazione aggiuntiva da parte nostra, che la dovevamo setacciare il più possibile per rimuovere il quarzo, quindi si procedeva alla creazione di un impasto con acqua e argilla di riporto per creare il materiale desiderato. Ovviamente il tutto veniva fatto a mano e senza l’ausilio di macchinari ».

LA RIVOLUZIONE DELLE PRODUZIONI CON IL FORNO

  • E la cottura come avviene? Ancora a legna?

« No, meno male. Anche questa tecnica l’abbiamo evoluta e la cottura a legna non la usiamo più noi ceramisti. Ora ci sono i forni elettrici. Prima si faceva cuocere la ceramica sulla brace, ma era molto faticoso seguire la cottura. Era necessario stare attenti a come posizionare l’oggetto perché chiaramente la gradazione calorica variava a seconda che fosse più o meno lontano dal fuoco. Inoltre non sempre la ceramica si cuoceva con omogeneità ».

  • E oggi, col forno a legna cosa è cambiato?

«È cambiato tutto. Abbiamo la possibilità di infornare i lavorati e farli cuocere a temperatura costante, senza dannosi sbalzi. Con i sistemi moderni innalziamo il calore fino a 780 gradi e manteniamo il tempo di cottura per circa un giorno».

DAI BRONZETTI SARDI ALLE TESTINE BRONZATE IL PASSO E' BREVE

  • Perché hai scelto di colorare di verde le statuine?

« Perché è il colore che richiama i bronzetti sardi. Volevo che ci fosse una continuità identitaria con la storia della nostra terra, la Sardegna. Quindi ho scelto questo colore che poi si è dimostrato vincente perché ha reso ancora più originale la statuina ».

 

Pierpaolo Spanu
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