Castiadas - Dal regno della zanzara Anophele a centro di produzione agricola di pregio

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Dal regno della zanzara Anophele a centro di produzione agricola di pregio

Disabitata per centinaia di anni a causa della malaria e della peste che infestavano, oggi oltre ad essere una località turistica di fama mondiale, produce olio e vino di qualità

CASTIADAS

Dal regno della zanzara Anophele a centro di produzione agricola di pregio
Castiadas non è un agglomerato urbano ben definito, qualificabile come villaggio, paese o città, bensì un insieme dislocato di borgate sparse per le campagne che ebbero il primo nucleo di insediamento moderno in località Piradis, dove attualmente si trovano le antiche carceri. Il territorio è ricco di testimonianze puniche e romane, specialmente in località Cala Pira e Santa Giusta, di complessi nuragici, menhir, domus de janas e tombe dei giganti, che certificano frequentazioni già in epoca nuragica e prenuragica. In epoca fenicia invece l'area acquisì un importante ruolo commerciale nella rotta tra la Sardegna e l'Etruria.
A CAUSA DELLA PESTE E DELLA MALARIA
L'AREA FU ABBANDONATA COMPLETAMENTE PER OLTRE 300 ANNI 
In epoca medioevale, Villanova Castiadas entrò a parte del Giudicato di Cagliari e con la conquista aragonese passò sotto il controllo della nota famiglia dei Carroz. Alla fine del' 500, l'area, particolarmente umida per la presenza di numerose paludi dislocate nella costa, divenne un ricettacolo di malaria e peste e fu così abbandonata completamente per i successivi 350 anni.
 
LA SARDEGNA SABAUDA INIZIA LA LOTTA SISTEMATICA
ALLA MALARIA VILLANOVA CASTIADAS TRA LE PRIME DELLA LISTA
Intorno al 1850 il governo locale della Sardegna, sotto la guida Sabauda, a seguito delle continue infestazioni di malaria e di peste che decimava la popolazione, e della necessità di aumentare le superfici coltivabili, decise di approntare una massiccia politica di risanamento delle aree umide più pericolose e di provvedere al prosciugamento di varie paludi, tra cui quelle attorno alla tristemente nota Villanova Castiadas.
 
LA COLONIA PENALE AGRICOLA
FORNÌ LA MANO D'OPERA
Ovviamente i costi pubblici per sostenere queste operazioni erano ingenti e fu così, che per ciò che riguarda Castiadas, venne ipotizzata, nel 1871, dalla Direzione Generale delle Carceri a Roma, l'istituzione di una nuova colonia penale agricola, finalizzata al recupero delle zone acquitrinose e paludose, attraverso sistemazioni idrauliche. Nel 1875, il sopralluogo del Genio Civile di Cagliari e di alti funzionari pubblici, convinse le autorità che il Salto di Castiadas, territorio totalmente degradato e completamente spopolato doveva essere risanato.
 

NEL 1875 COMINCIANO I LAVORI DI COSTRUZIONE DELL COLONIA PENALE AGRICOLA DI CASTIADAS
Nel 1875 si preparò la prima cartografia dettagliata dell'area per un totale di 6523 ettari, da destinare alla Colonia. L'area prescelta ricadde su una posizione elevata e arieggiata, vicino a sorgenti e lontano da vie di comunicazione, la scelta ricadde sulla località detta Praidis. Ai primi di giugno del 1875, cominciarono i lavori per la costruzione della colonia penale agricola di Castiadas, in un territorio non particolarmente ospitale a causa della massiccia presenza di zanzara Anophele e perché si riteneva crocevia di contrabbandieri.

FU COSTRUITA LA COLONIA PENALE
PIÚ GRANDE D'ITALIA
Sotto la guida di sette guardie carcerarie, trenta detenuti, iniziarono così a bonificare questa zona della Sardegna, rimasta disabitata per centinaia di anni. Al centro di essa fu eretta la colonia penale più grande d’Italia, che arrivò ad avere una densità abitativa intorno alle duemila persone comprese tra loro carcerati, agenti di custodia, impiegati e rispettive famiglia al seguito. La colonia penale di Castiadas era di tipo "agricola", destinata ad ospitare i condannati meritevoli di premio e allo scopo di bonificare terreni incolti o malsani da riconsegnare alle comunità locali. Il regolamento penitenziario per queste colonie penali di fatto era meno rigido rispetto al regime penitenziario ordinario. Le attività lavorative erano quelle tipiche del settore: raccolta pietre, taglio cespugli e alberi, scasso dei terreni, zappatura, aratura, semina, sarchiatura, potatura. L’obiettivo era l’autonomia e l’autosufficienza e pertanto, accanto ai contadini, agli allevatori e mungitori, vi erano pure i casari, i macellai, i fornai, i manovali, i fabbri, i calzolai e i falegnami. La colonia di Castiadas venne così divisa in poderi, presidiati anche da Diramazioni (sorta di case coloniche attrezzate come piccoli stabilimenti carcerari) in cui venivano prodotti differenti tipi di colture, a seconda della qualità del terreno e delle risorse idriche presenti.

LA RIFORMA AGRARIA IMPONE LA CHIUSURA DOPO NEANCHE UN SECOLO DI VITA E NEL 1956 IL CARCERE DI CASTIADAS CHIUDE
La colonia penale agricola di Castiadas rimase in vita meno di un secolo, il 30 giugno del 1956, dopo aver raggiunto importanti risultati nel campo dell’agricoltura e della pastorizia fu definitivamente dismessa. I detenuti che erano ospitati furono trasferiti altrove, tra cui nella colonia penale di Is Arenas (Arbus) e all’Asinara (Porto Torres).


AI COLTIVATORI LA CASA
IN CAMBIO DELLA COLTIVAZIONE DEI TERRENI

L'ETFAS, Ente di Trasformazione Fondiaria Agraria della Sardegna, nato a seguito della riforma agraria approvata in quegli anni, prese in appalto il territorio di Castiadas e lo suddivise in sette aziende, assegnando ad ogni coltivatore diretto lotti da 10/15 ettari se pianeggianti o da 30/40 ettari se collinari. 

ANNI '60: AI SARDI DEL SARRABUS
SI AGGIUNSERO GLI ITALIANI DI TUNISIA
Nel frattempo, sebbene dopo tempi lunghi che comportarono notevoli disagi per gli assegnatari, furono lentamente costruite le case coloniche. Molte di queste sono ancora oggi abitate dai discendenti di quelle prime permanenze. Il possesso della casa era subordinato all'obbligo di coltivare la terra di pertinenza e produrre un reddito annuo non inferiore a 700/800 mila lire (pari a circa 360/420 euro attuali). La provenienza degli assegnatari era variegata, ma quasi tutta limitrofa: Muravera, Villaputzu, San Vito e Villasimius. Ad essi si aggiunsero negli anni Sessanta del Novecento, i profughi italiani provenienti dalla Tunisia, costretti ad abbandonare il nord Africa a causa degli sconvolgimenti politici che si verificarono allora in quell'area. L'assetto sociale dell'area di Castiadas subì così una nuova, importante, trasformazione a cui si accompagnò un sistematico sfruttamento economico delle produzioni agricole, attraverso la nascita dell'oleificio, del caseificio, della cantina sociale, delle prime officine meccaniche e degli spacci per la vendita dei prodotti agricoli.

IERI LUOGO DI DETENZIONE,
OGGI MUSEO A CIELO APERTO

Oggi le vecchie carceri di Castiadas, rappresentano un'attrazione per il turismo culturale perfettamente inserite nel pacchetto di offerte promozionali del territorio, accanto a quelle ben più note del turismo balneare. Ai visitatori, sempre appassionati di archeologia carceraria rimane da ammirare integralmente un imponente edificio, parzialmente ristrutturato, con annesso un cortile interno; la villa del Direttore, le celle, gli uffici e la farmacia. Il plesso è spesso impiegato dal Comune di Castiadas per la realizzazione di eventi culturali di vario genere come mostre di artigianato e pittura.

1986: CASTIADAS COMUNE D'ITALIA
Nel 1986 l'insieme delle case coloniche abitate ormai costantemente per oltre un secolo, maturò un'identità territoriale e culturale propria, che, sebbene derivata da un insediamento tutto sommato recente, poteva ambire ad una identità politica definita in un'amministrazione comunale vera e propria. Fu così che nel 1986 che quel drappello di case coloniche, insieme al centro più vagamente urbanizzato di Pradis, dove era sorta la casa colonica, ottenne la propria autonomia rispetto a Muravera.
Oggi Castiadas, è un comune che può contare su 1350 abitanti stabilmente residenti, in un territorio vasto e costituito da cinque borgate:
  1. San Pietro,
  2. La Centrale,
  3. Olia speciosa,
  4. Camisa,
  5. Annunziata.
A cui si aggiungono quelle più piccole di Masone Murtas, Sitò, Masone Pardu, Sabadi, Monte Gruttas, Maloccu, Ortedusu, Cala Sinzias e Cala Pira.
 
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