- Il gatto scambiato per foca monaca

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Il gatto scambiato per foca monaca

 

L’errato riconoscimento di un gatto annegato nelle acque di Cala Gonone con un cucciolo di foca monaca  ha messo in luce come, parte del giornalismo regionale sardo, sia più interessato a vendere giornali attraverso la ricerca nevrotica di titoli anche in assenza di fonti certe, che ad informare con correttezza i suoi lettori.

 



Dal 29 agosto, giorno del ritrovamento casuale del povero gatto in stato avanzato di saponificazione, a tutta la prima settimana di settembre 2020, il dibattito pubblico locale (Dorgali e Cala Gonone) e in parte regionale (grazie al reclamo mediatico dei due principali quotidiani sardi che riportavano la falsa notizia), è stato riempito dal dilemma “La foca monaca è tornata nel Golfo di Orosei? Oppure no?”.

Dopo alcune discussioni che hanno coinvolto anche il Corpo Forestale dello Stato il quale, nella veste di detentore ufficiale delle verità naturalistiche sarde, si è pronunciato con slancio verso il "sembrerebbe di sì" (così ha riportato a tutta pagina – prima, sesta e settima – il quotidiano la Nuova Sardegna del 5 settembre 2020) e ha dato il via libera alla circolazione di una notizia falsa attraverso cui i giornali di cui sopra hanno potuto vendere le loro copie, sono arrivate in pochi giorni le smentite (le prime da molti esperti delle pagine naturalistiche di Facebook) della suddetta teoria, per cui, non si è trattato di un cucciolo di foca monaca bensì di un comunissimo gatto, annegato nelle acque di Cala Gonone probabilmente a seguito delle precedenti mareggiate che hanno interessato questo tratto di costa del golfo di Orosei (sulla Nuova Sardegna è stato citato pure un fantasioso “Golfo di Cala Gonone”, ma la geografia fisica parla chiaro: questa rientranza non esiste. Esiste solo il Golfo di Orosei).

IL RIGORE PROFESSIONALE RIDOTTO A VAPORE ACQUEO
La morale che sta sullo sfondo di questo fatto è la leggerezza con cui un corpo di polizia ambientale (il Corpo Forestale dello Stato) e un quotidiano ad alta diffusione (La Nuova Sardegna) si espongono pubblicamente nel trattare argomenti di assoluta delicatezza – stiamo parlando di un animale attualmente estinto dalle acque di Cala Gonone a causa dell’impatto antropico della pesca e del turismo di massa che ha distrutto il suo habitat naturale – e li buttano in pasto all’opinione pubblica pur di guadagnare visibilità (i primi) e vendere copie di giornali (i secondi).

L'ASSENZA DEL GIORNALISMO LOCALE NELLE REALTA' SOCIALI SEMPRE PIU' COMPLESSE 
In comunità come Dorgali e Cala Gonone, purtroppo, il dibattito pubblico locale, talvolta non è stato all’altezza delle grandi problematiche che questa gente, ogni giorno, deve affrontare. A contribuire a tale stato di degrado culturale e civile vi è – tra le altre carenze – pure la mancanza di un giornalismo locale di qualità. Il problema di questo importantissimo ingranaggio della democrazia e della cultura è che non c'è un organo super partes e autorevole che faccia rispettare un disciplinare professionale nazionale che selezioni, con rigore meritocratico, le figure del corrispondente locale e, al tempo stesso affida, talvolta, per ragioni sconosciute alla razionalità, tali mansioni a figure di oscura provenienza.

GIORNALISTI O PENNIVENDOLI
Oggi come ieri, per diventare corrispondenti dei principali quotidiani regionali, si può passare da diverse strade che, in sintesi, sono:

  1. Corso di laurea in discipline umanistiche, socio-politiche o economiche; Master post universitario; padronanza di due lingue straniere; praticantato in redazione o come corrispondente affiancato da esperto professionista; Scuola di giornalismo riconosciuta dall’Ordine dei Giornalisti italiani.
  2. Rapporto amicale con qualche importante membro di redazione o meglio ancora capo redattore locale; nessun titolo di studio attinente e nessuna competenza certificata riguardante la professione di giornalista locale.

È chiaro che tra questi due curriculum intercorre un abisso – di metodo e di merito – dentro il quale, grosso modo, ci entrano tutti i giornalisti locali italiani. Il problema è che, molto spesso, la seconda tipologia di candidato è la più diffusa (perché costa meno all'editore), soprattutto laddove il dibattito pubblico di cui sopra si appiattisce verso il sensazionalismo da mercato delle banane. Oggi, in più, con l’avvento dei social media e il trasferimento quasi ossessivo (per praticità ma anche per necessità fisiologiche di visibilità narcisistica) delle discussioni su quelle piattaforme rischia di svilire ancora di più la figura del professionista dell’informazione che, sempre di più, stritolato tra l’ assenza di fonti certe e l’impellenza di rispondere a un tempismo di produzione, pena la perdita del confronto con la concorrenza che “ti ruba lo scoop”, finisce per dare in pasto al lettore qualsiasi pseudofatto pur di farlo entrare in edicola a comprare il costoso giornale o ad entrare nel sito redazionale per leggere la notizia.

Quando poi il lettore si rende conto, come nel caso del gatto annegato scambiato per cucciolo di foca monaca, che la notizia non era basata su fonti certe, è troppo tardi. Questo perché il mal capitato lettore aveva già speso i suoi soldi per comprare il giornale (o l’abbonamento web) e il suo tempo per leggere il racconto di un fatto che non corrispondeva a ciò per cui è stato venduto, cioè ad una notizia.

Nel frattempo,  nessun organo di vigilanza, a tutela della verità e del rigore professionale, è intervenuto, e così tante comunità locali italiane, rimangono sguarnite di un giornalismo all’altezza delle sfide che ogni giorno migliaia di cittadini devono affrontare e che, in un paese democratico, hanno diritto ad essere correttamente informati su ciò che accade nel mondo e nella loro realtà.

L’IMPORTANZA DEL CORRISPONDENTE LOCALE PER IL DOSSIERAGGIO DEI POLITICI CORROTTI
Una delle funzioni principali che un buon giornalista locale svolge quando opera con professionalità nel territorio è quella di osservare i movimenti della classe politica emergente. Cosa significa questo? Significa che oggi, in un paese dove le cosiddette “scuole di partito” non operano più per formare e selezionare la classe dirigente del futuro perché gli stessi partiti si sono liquefatti nella melma dell’arrivismo individualista dilagante e del rapacismo di lobby economico finanziarie senza scrupoli, chi entra nelle stanze del potere nazionale, in molti casi, ha mosso i primi passi nelle retrovie. Ovvero nei banchi delle assemblee comunali o provinciali, catapultandosi su quelle seggiole da un nullismo curricolare, professionale e umano e vendendosi al primo movimento politico che gli ha offerto la poltrona in cambio di una manciata di voti.  Una fenomenologia che a certe latitudini purtroppo non è rara. Anzi, possiamo dire che la vittoria Movimento Cinque Stelle all’ultime tornate elettorali di molti piccoli centri nonché a livello nazionale, è stato il tentativo dell’opinione pubblica di rompere certi schemi e certe logiche di potere che vedono la politica prestarsi più a interessi di parte più che ad interessi generali e pubblici. Poi, ogni cittadino-elettore, a fine mandato della suddetta giunta farà le sue valutazioni in sede di voto, ma è un dato di fatto che il “voto di protesta” – per certi versi tardivo – si è sostituito al “voto consapevole” per assenza di un dibattito pubblico sostenuto anche da un’informazione puntuale e completa su ciò che succede nella polis. E ancora oggi, non essendo cambiato nulla nel panorama giornalistico locale, nel senso che non c’è stato il salto di qualità necessario alla sfida coi tempi, il rischio che interessi di parte e privatistici portino all’altare del governo comunale un loro candidato, mascherato da benefattore per raccattare tutti i voti possibili, è una probabilità molto alta perché l’opinione pubblica non è stata informata per tempo sull’evoluzione del fenomeno. E queste forme di carrierismo politico, nella mediocrità generale della classe dirigente italiana, molto spesso, riesce poi, una volta entrato in certe stanze del potere, ad avanzare ai gradi più alti della giostra politica, fino, quasi per miracolo, a penetrare nel parlamento regionale o addirittura nazionale, dove può contare finalmente su una solidità economica data dalla cospicua diaria e su una solidità politica (detta anche di “poltrona”) da cui poter maneggiare – secondo questa ottica arrivista – tutto il sottobosco che lo circonda.

A rimetterci in tutto ciò è però solo l’elettore che rimane sorpreso nel vedere catapultato dal nulla un personaggio politico diventato ormai troppo potente e troppo noto di cui non si conosce la storia e la provenienza. Se invece, a suo tempo, ci fosse stata, una cronaca locale puntuale sull’operato del politichetto di cui sopra (il cosiddetto "dossieraggio storico"), gli organi di controllo democratici, in primis il cittadino informato e consapevole, sarebbero intervenuti stroncando sul nascere la sua spregiudicata carriera finalizzata alla coltivazione di interessi privati e personali in nome dell’altruismo e del bene comune. Ma tutto ciò, in un paese corrotto è molto difficile che accada.

                                                                                                                                                   Dorgali, 12/09/2020
Autore dell'articolo: Pierpaolo Spanu

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