Storia dell'Uomo - Origine ed evoluzione dell'Uomo Moderno

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Origine ed evoluzione dell'Uomo Moderno

 

Il processo di origine ed evoluzione dell’essere umano sono detti “evoluzione umana”, oppure “antropogenesi”, oppure ancora “ominazione”, e riguarda la descrizione, dal punto di vista fisiologico, linguistico, genetico, primatologico, archeologico e geologico dell’evoluzione dell’Homo Sapiens Sapiens, l'unica specie di "homo" sopravvissuta all'evoluzione e corrispondente al cosiddetto ' "Uomo Moderno".  

 

IL METODO SCIENTIFICO METODO SPARTIACQUE 
L'Evoluzione umana è dunque la descrizione di un processo di cambiamento che ha visto nel corso della preistoria un continuo passaggio di consegne del successo di sopravvivenza tra specie animali affini per caratteristiche genetiche in primis e di conseguenza morfologiche e comportamentali. Il tentativo di una descrizione di questo processo è vecchio quanto il tempo in cui l'uomo moderno ha impiegato a riflettere su se stesso e sulle proprie origini. Un tentativo che è iniziato per vie congetturali ai confini con la superstizione e il pregiudizio, ma che poi si è pian piano evoluto verso un approccio scientifico sempre più attendibile da quando, appunto, il metodo scientifico, non si è insediato saldamente nel fulcro delle varie discipline di studio del fenomeno, che vanno dall'archeologia, alla geologia, alla genetica, alla linguistica, alla fisiologia passando per la primatologia. Ed è proprio dalla Primatologia, ovvero dallo studio dei Primati, che bisogna far partire il ragionamento sull'origine dell'Uomo Moderno. Andando a collocare un punto di partenza nella conformazione fisica e nel comportamento di un quadrupede arboricolo, il Proconsul, che viveva un paio di decine di milioni di anni fa in Africa centro meridionale. Ovviamente tutte le tesi qui esposte, secondo l'approccio popperiano, possono essere definite "tesi scientifiche" solo quando e se non assurgono al trono di dogmi e possono essere continuamente confutate e messe in discussione in funzione di una nuova scoperta e di nuovi ragionamenti, logici e scientifici. 

  • Il Proconsul

Il Proconsul è il primate quadrupede vissuto in Kenya e in Uganda tra 25 ed 23 milioni di anni fa, da cui si sarebbe diramata la famiglia degli Ominidi, di cui fa parte anche l’Uomo (questa posizione tassonomica non è ancora unanimemente condivisa dagli scienziati).

Il Proconsul era un primate arboricolo, senza coda e con un cervello leggermente più grande delle altre scimmie ad esso contemporanee. Da questo arboricolo si sarebbero diramate le scimmie antropomorfe che assieme all’uomo sono incluse nella classificazione degli Ominidi.

GLI OMINIDI
Gli Ominidi, tra 15 e 20 milioni di anni fa, dalle foreste tropicali cominciarono a frequentare le savane e la pressione selettiva iniziò a favorire gli individui capaci di reggersi e camminare usando sempre di più gli arti inferiori. Ciò  gli consentivano di avvistare in anticipo una minaccia e di avere statisticamente più probabilità di sopravvivenza. 

  • L’Australopitecus

"Australopiteco", dal latino “australis” cioè “meridionale” e dal greco “piteco” o “πίθηκος” cioè “scimmia”, è un termine che è stato coniato dall’antropologo australiano Raymond Arthur Dart (1893 –1988), il quale, nel 1924, scoprì in Sud Africa un ominide (il “Bambino di Taung”) che aveva il cervello simile a quello delle scimmie ma una dentatura e la posizione eretta che lo faceva assomigliare all’uomo. Questa scoperta portò le teorie sulla storia dell’origine dell’Uomo a localizzarla in Africa anziché in Asia. 

Gli Australopitechi sono stati dei primati appartenenti alla famiglia degli ominidi che apparvero sulla Terra 4,2 milioni di anni fa fino ad estinguersi 2 milioni di anni dopo.

L’Australopiteco è l’ominide che si trova evoluzionisticamente poco dopo la linea di separazione tra scimpanzé e homo. Dopo la scoperta di Dart, in Sud Africa, seguirono nei decenni successivi ulteriori scoperte di reperti fossili che hanno portato pian piano alla ricostruzione della posizione filogenetica dell’Australopiteco e al rapporto che questi avesse tra i suoi predecessori, gli scimpanzé e i suoi successori, l’homo.
Nel 1935 sempre in Sud Africa vennero ritrovati ulteriori fossili del Bambino di Taung; nel 1959 in Tanzania fu riportato alla luce un cranio sempre della stessa specie; mentre nel 1974, in Etiopia, furono trovati i resti di una femmina di australopiteco (Lucy) che, grazie all’analisi morfologica delle ossa del bacino, del femore e della tibia, portarono i ricercatori a sostenere con maggior forza che l’Australopiteco fosse già capace di una andatura bipede.

  • Gli Australopitechi vissero per circa
    2 milioni di anni, arrivando a convivere anche con alcune specie di Homo.

L’Australopiteco aveva già la capacità di camminare su due gambe ma al contempo conservava ancora le abilità tipiche delle scimmie di arrampicarsi velocemente sugli alberi qualora incontrasse una minaccia. La sua alimentazione era onnivora: si poteva cibare di carne dalle carcasse dei grossi erbivori cacciati dai predatori della savana; oppure era egli stesso a cacciarsi piccoli roditori o uccelli, ma anche bruchi e uova. Per quanto riguarda il cibo vegetale sapeva nutrirsi come una scimmia di frutta e radici.

Gli Australopitechi erano primati di piccole dimensioni (avevano un’altezza compresa tra 1,20 e 1,50 cm) e ciò gli precluse una sopravvivenza prolungata perché lo svantaggio competitivo divenne pian piano incolmabile. La specie presentava un importante dismorfismo sessuale, con i maschi molto più grandi delle femmine (si stima una robustezza fino al 50% maggiore, rispetto alla media del 15% dell’uomo rispetto alla donna). È molto probabile dunque che i grossi maschi fossero i capogruppo così come accade tra i gorilla. 

IL GENERE HOMO
Al genere homo appartengono tutte le specie che rientrano nel genere di primati della famiglia degli ominidi da cui sarebbe poi derivata la sottospecie attualmente definitiva che è l’Homo Sapiens Sapiens a cui appartiene l’Uomo Moderno.

I primati appartenenti al genere homo hanno una capacità cranica superiore rispetto agli altri ominidi e ciò gli ha consentito di sviluppare un rapporto con l’ambiente più variegato e prolifico, permettendogli, tra le altre cose, di spostarsi e colonizzare altre parti del mondo rispetto all’habitat originario, ovvero le foreste tropicali dell’Africa centro-orientale.

Al genere homo appartengono una ventina di specie diverse che però si sono tutte estinte, tranne l’homo sapiens sapiens. Le specie più importanti di homo sono l’Homo Erectus, l’Homo Ergaster, l’Homo hHabilis e l’Homo Neanderthalensis. Con quest’ultimo l’Homo Sapiens condivide il 30% degli alleli derivati e ciò fa ipotizzare per alcuni studiosi la teoria secondo cui il Neanderthal sarebbe una sottospecie del Sapiens. 

  • L’Homo Habilis – 2,5/ 1,0 milione di anni fa
  • L’Homo Erectus – 1,8 milioni di anni fa / 50 mila anni fa
  • L’Homo Sapiens – 200 mila anni fa

L’HOMO DI NEANDERTHAL
Nel 1856, presso la valle di Neander (Germania centro orientale), furono rinvenute sul terreno ossa umane leggermente diverse da quelle dell’uomo attuale. Questa scoperta, affiancata a successivi studi genetici, portò i ricercatori ad ipotizzare l’esistenza di un homo europeo distinto da quello africano, fino ad avanzare la teoria secondo cui l’uomo europeo (Neanderthal) e l’uomo africano (Sapiens) si sarebbero incrociati fuori dal continente africano quando quest'ultimo ha cominciato a migrare dai luoghi di origine africana.


Autore dell'articolo: Pierpaolo Spanu

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