Pensieri dorgalesi - A Dorgali se sei donna e hai le curve non puoi correre per strada

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A Dorgali se sei donna e hai le curve non puoi correre per strada

 

Sto seguendo da alcuni mesi una giovane donna di Dorgali con cui stiamo svolgendo un programma di dimagrimento per riportare i valori ponderali all’interno della sostenibilità articolare e cardiaca. Dopo i primi mesi di lavoro a corpo libero e con piccoli sovraccarichi svolti a domicilio, è giunto il momento di inserire la corsa a piedi che, logica vuole, andrebbe fatta per strada e all’aperto. Quali sono però i problemi? Non certo che alla mia giovane atleta manca la forza di volontà per affrontare lo sforzo che l’allenamento comincia a richiedere per dare una svolta alla bilancia, ma il fatto che si vergogna di correre in pubblico. 

TI GUARDO PERCHE' NON SOPPORTO LA TUA LIBERTA'
La realtà è che a Dorgali e un po’ ovunque se sei donna, hai un po’ di curve e magari qualche chilo più della norma, non hai la libertà di fare ciò che vuoi. Se vai a correre in circonvallazione devi vincere il peso dello sguardo che, inevitabilmente, ti viene buttato addosso. C’è chi lo fa in maniera discreta, c’è chi lo fa con un occhio solo, c’è chi rallenta con l’auto e ti squadra da piedi a testa e ti guarda spudoratamente come se fossi una matta, oppure una preda ideale del proprio ormone ribelle.

DAL CONSERVATORE AL MASCHILISTA
PASSANDO PER IL BIGOTTO 

Questi giorni in cui stanno circolando nel paese le polemiche vergognose nei confronti della conversione di Silvia Romano al rientro dalla prigionia africana, è emerso ancora una volta, chiaramente, che l’Italia è popolata da una grossa fetta di individui che hanno le seguenti caratteristiche: sono conservatori, bigotti, insicuri, ignoranti e…non ultimo…maschilisti.
Se tu osservi con un po’ di senso critico ti rendi conto  che questi anelli (conservatore/bigotto/insicuro/ignorante/maschilista) fanno spesso parte di una stessa catena, quella dell’arretratezza di chi non sopporta la libertà altrui perché il primo a voler vivere in carcere, nel carcere dei suoi limiti culturali e psicologici è lui stesso. Spesso maschio, ma non sempre. Anche le donne, talvolta, paradossalmente, hanno le caratteristiche di cui sopra. Anche se, sono pronto a scommettere, statisticamente lo sono meno. Quelle che lo sono, lo sono perché subiscono il condizionamento culturale di chi domina la società con la sola forza dell’ormone e la impantana in uno stato di arretratezza che, per l’Italia, potremo definirla cronica e secolare.  Forse con radici nella romanità più antica e consolidata a macchia d’olio con l’avvento della Chiesa al potere. 

SE SEI DONNA A DORGALI PUOI ANDARE IN ESCURSIONE?
Detto questo, tornando alla nostra giovane donna che lotta con le proprie riserve per prendersi le libertà che le spettano, come quella di andare a correre dove vuole e quando vuole per le vie di Dorgali e dei dintorni, dico sinceramente, che, se fossi donna, sarei molto incazzato. Mi sentirei costantemente limitato e sempre sotto la lente di ingrandimento di chi non sa farsi i fatti i suoi. Del resto ti sei mai chiesto quante donne di Dorgali si prendono la libertà di farsi un’escursione a piedi o a cavallo o in bicicletta per le campagne e le montagne del territorio? Magari da sola con uno zaino e una macchina fotografica? Credo che in quasi diecimila abitanti forse, le donne che hanno acquisito questa abitudine, si contano tra le dita di una mano. Le altre o non ci pensano affatto, oppure si limitano a una passeggiata intorno al paese, magari in compagnia per non dar troppo nell’occhio. 

LOCKDOWN DA CORONAVIRUS: LA LIBERTA' DI MOVIMENTO
DIVENTA UN'ESIGENZA IRRINUNCIABILE 
 
Certo sì, in questo periodo di fine lockdown da coronavirus, finalmente si vede tanta gente che si riappropria degli spazi pubblici all’aperto per fare due passi e magari, quelli più vogliosi, anche a fare qualche esercizio fisico, corsa o corsetta che sia. Tra questa gente figura anche qualche donna, qualche giovane donna soprattutto. Che bello vedere le giovani donne che "si prendono la libertà di mettersi un paio di pantaloncini corti” e vanno a correre per i bei marciapiedi della circonvallazione a Monte. Bello, ma al tempo stesso, fa riflettere. Quanto tempo abbiamo aspettato per vedere un pò di libertà individuale femminile in pubblico che si prende gli spazi che le spettano? Quante generazioni di donne non hanno mai fatto questo perché non ne hanno avuto il coraggio o l’apertura mentale perché condizionata dal giogo maschilista di occuparsi solo di faccende domestiche e mansioni di rincalzo e di subalternità?

LIBERTA' DI CORSA PER TUTTI, USCIRE DAL BRANCO ED ENTRARE IN SOCIETA' 
La paura di leadership ma soprattutto la paura di libertà degli altri, per molti di noi, è una paura atavica.  Rientra in quella radice primitiva di ominidi che vivono in branco prima che in gruppo e in gruppo prima che in società. È uno stato di arretratezza che ormai è incompatibile con la realtà storica che stiamo vivendo, che impone, pena la sopravvivenza, testa alta e riflessi pronti. Perché i cambiamenti sono repentini e spesso radicali. Non c’è più tempo (e forse non c’è mai stato) per la pigrizia mentale e per l’insicurezza cronica. Bisogna capire che la gente, uomo o donna che sia, deve essere libera di fare ciò che vuole e che l’unico limite a questa libertà è il non fare danno agli altri. E quale danno fa una donna in sovrappeso che corre per le vie di Dorgali? Il danno lo fa ai nostri circuiti cerebrali, incerottatati dall’ignoranza e dalla presunzione che tutto vada messo sotto controllo e che, se si tratta di donna, può essere anche oggetto di predazione.

Se sei donna, tanto più con un po’ di curve, a Dorgali, nel 2020, ancora non puoi andare a correre da sola per strada.  


Autore dell'articolo: Pierpaolo Spanu

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