- Geocentrismo ed Eliocentrismo

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Geocentrismo ed Eliocentrismo

 










La Teoria Geocentrica
La Teoria Geocentrica fu concepita la prima volta dall’astronomo Eudosso di Cnido (408 a.C. – 355 a.C.), discepolo di Platone ed è stata poi elaborata sulla base di un modello astronomico da Aristotele il quale considerava la Terra al centro dell’Universo con gli altri pianeti che ruotano attorno ad essa. La teoria aristotelica fu poi modificata dai calcoli dell’astronomo polacco Claudio Tolomeo (da qui la denominazione di Sistema Aristotelico-Tolemaico in riferimento alla Teoria Geocentrica) che, alcuni secoli più tardi, riuscì a calcolare con precisione il movimento dei pianeti. La Teoria Geocentrica fu considerata come teoria ufficiale del movimento della Terra per circa due millenni, dall’antichità fino all’epoca moderna. Tale sistema fu il principale riferimento concettuale su cui, le dottrine cristiane e islamiche, ispirarono le loro religioni antropocentriche.

La Teoria Eliocentrica
La Teoria Eliocentrica si basò su un modello astronomico elaborato durante la rivoluzione scientifica del 1500 al tempo del Rinascimento. La Teoria Eliocentrica fece riferimento al modello dell’astronomo e matematico Niccolò Copernico il quale, nel suo De Revolutionibus, considerò il Sole al centro dell’Universo e gli altri pianeti, compresa la Terra, che gli giravano attorno. Questo modello rovesciò quello geocentrico e aprì la strada all’astronomia moderna che, ancora oggi, fa riferimento a questa teoria. 

L’ASTRONOMIA PREGRECA
Prima della concezione geocentrica le società pregreche mediorientali utilizzavano per rappresentare il cielo la cosmografia arcaica dei popoli mesopotamici (Sumeri, Assiri, Babilonesi) secondo cui il cosmo era costituito da sei piani, tre che descrivevano i cieli e altri tre che descrivevano la terra. Questa concezione fu adottata pure in Grecia tanto da essere riportata nella rappresentazione dei poemi omerici.

L’ASTRONOMIA GRECA
La cosmografia arcaica fu sostituita dalla Teoria Geocentrica durante il periodo più fecondo della storia del pensiero greco, l’Epoca Classica. A quel tempo, gli Antichi Greci, osservando le ombre degli oggetti tratteggiati dalla proiezione della luce solare e lunare sulla Terra capirono che la Terra era sferica e ne stimarono le dimensioni con una precisione del 90%. Riuscirono inoltre a calcolare la distanza della Terra dalla Luna e dal Sole. Infine, potendo contare solo sui loro occhi, i Greci individuarono, osservando attentamente il cielo, cinque pianeti a cui dettero il nome dei loro dei: Hermes, Afrodite, Ares, Crono e Zeus . Oggi li conosciamo con la versione romana di quei nomi:

  1. Hermes ( dio dell’eloquenza, del commercio e dei ladri) → Mercurio
  2. Afrodite (dea dell'amore, della fertilità e della bellezza)→Venere
  3. Ares (dio della Guerra)→ Marte
  4. Crono (dio dell’Agricoltura) → Saturno
  5. Zeus (dio del cielo e del tuono, capo dell’Olimpo e capo degli dei) → Giove

LA COSMOGONIA GRECA
La cosmogonia è lo studio della formazione dell’Universo. In antichità numerosi ricercatori avevano provato a darne un’interpretazione attingendo al patrimonio scientifico dell’epoca in cui vivevano. Tutti i grandi filosofi della Antica Grecia ad esempio fornirono una loro versione, tra cui:

  • Talete – la Terra era un disco galleggiante sull’Acqua;
  • Senofane – la Terra aveva profondità infinite;
  • Anassimene, Anassagora e Democrito – la Terra poggiava sull’Aria

L’ERRORE METODOLOGICO DI POTER OSSERVARE IL CIELO SOLO DALLA TERRA
L’astronomia greca era frutto di osservazioni dirette del cielo dall’unico punto di osservazione possibile, la Terra. Le stime dei movimenti celesti talvolta erano precisi e azzeccati, ma in assenza di uno sviluppo tecnologico, per quell’epoca storica, non fu possibile cambiare il punto di vista e guardare gli altri pianeti con maggiore precisione e coglierne le analogie morfologiche con la Terra (ciò che fece Galileo col Telescopio), ne osservare la Terra dall’esterno (come avviene oggi con  i voli spaziali). Questo deficit metodologico e tecnico fu alla radice dell’errata concezione secondo cui era la Terra al centro dell’Universo e gli altri pianeti che gli giravano attorno. Ad essere condotto in errore da questa limitatezza fu anche il filosofo Aristotele, colui che, rielaborando la teoria di un discepolo di Platone, Eudosso da Cnido, teorizzò un sistema astronomico, la Teoria Geocentrica, che rimase ufficialmente accettata per circa due millenni. 


EUDOSSO DA CNIDO 

  • Il Modello planetario di Eudosso

Eudosso da Cnido teorizzò un modello dell’Universo diviso in sfere concentriche aventi al centro, un centro di rotazione.

  • Nelle sfere concentriche si trovavano il Sole e gli altri pianeti, nel centro di rotazione si trovava la Terra. I pianeti, la Luna e il Sole giravano attorno alla Terra con moto circolare uniforme, mentre la Terra si trovava nel centro di rotazione e stava immobile.
  • Vengono assegnate sfere alla Luna, al Sole e ai cinque pianeti visibili (Venere, Mercurio, Marte, Giove e Saturno);

Il Modello Planetario di Eudosso è stato possibile ricostruirlo perché è stato ripreso da Aristotele nei suoi scritti, la Metafisica e il Simplicio, in particolare, in quest’ultimo, nel De caelo, perché è qui dove descrive il suo modello planetario che sarà alla base della Teoria Geocentrica.

ARISTOTELE
Aristotele è stato, assieme a Platone, il più importante filosofo dell’antichità. Le sue teorie e le sue riflessioni hanno influenzato la storia del pensiero occidentale in maniera determinante, arrivando, come nel caso della sua teoria geocentrica, ad essere il principale riferimento delle successive dottrine cristiane ed islamiche. 

L’ASTRONOMIA ARISTOTELICA
Aristotele si occupò di vari argomenti nella sua indagine filosofica e tra questi mise mano anche all’astronomia. Influenzato dal modello astronomico del suo contemporaneo, l’allievo di Platone Eudosso da Cnido, anch’egli, elaborò una teoria geocentrica. Da attento osservatore della natura Aristotele vide che, guardando bene il cielo, di giorno e di notte, era possibile constatare che il Sole, la Luna e gli altri pianeti si “muovevano”, da Est verso Ovest. Da questa valutazione egli partì per elaborare il suo modello astronomico geocentrico – riportato nell’opera il De Caelo ( = “Sul cielo”) del 350 a.C. – secondo cui, la Terra era al centro dell’Universo e gli altri corpi celesti le ruotavano attorno.

Per Aristotele tutto ciò che si trovava “sotto” la Luna apparteneva al “Mondo sublunare” mentre tutto quello che stava sopra la Luna si trovava nel “Mondo celeste”. Egli non accettava il concetto di “vuoto”.

La Terra faceva parte del mondo sublunare e qui si trovavano i quattro elementi presocratici: la terra, il fuoco, l’aria e l’acqua. Ognuno di questi tendeva a “combinarsi”  con l’altro perdendo la purezza ed entrando in uno stato di corruzione perenne, tipico del mondo terreno.

Nel mondo celeste invece vi erano i pianeti i quali erano ospitati in cieli concentrici, sette in tutto ( Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove, Saturno), attorno alla Terra. La posizione dei pianeti in un cielo più interno piuttosto che in uno più esterno era stabilito in base al periodo di rivoluzione attorno alla Terra: la Luna impiegava un tempo di rivoluzione più breve di Saturno. I pianeti si muovevano nei rispettivi cieli con moto circolare uniforme senza mai interferire gli uni sugli altri. Quello dei mondo celeste era dunque uno stato di perfezione che si distingueva da quello di erroneità proprio della Terra. A determinare questo stato di cose era Dio. Dio era il Motore Immobile.

DAL GEOCENTRISMO ARISTOTELICO ALL’ANTROPOCENTRISMO CRISTIANO ED ISLAMICO
La Teoria Geocentrica di Aristotele divenne di principale ispirazione per le dottrine cristiane e islamiche che professavano una religione con al centro del Creato. Dal momento che Aristotele non concepiva il vuoto, la visione della Terra al centro dell’Universo escludeva la domanda “su cosa poggia la Terra?” ma, al tempo stesso, non risolveva una questione: come era possibile che la Terra, luogo di imperfezione, si trovasse al centro di un sistema perfetto che a sua volta si muoveva su imitazione della perfezione assoluta? A dare una risposta al quesito ci pensarono le dottrine cristiana e islamica che concepirono l’Empireo (la “candida rosa” di Dante) ovvero un ulteriore spazio esterno al cosmo aristotelico dove risiedevano Dio assieme ai beati e agli angeli.

TOLOMEO
Claudio Tolomeo (100-175 d.C.) è stato un astrologo, un astronomo e un geografo egiziano nato ad Alessandria d’Egitto che visse durante la dominazione romana in Egitto. Le sue ricerche scientifiche hanno influenzato la geografia e l’astronomia per circa due millenni. È considerato uno dei primi geografi della storia ma l’opera per cui è unanimemente riconosciuto è L’Almagesto (almagesto = grandissimo), il trattato di matematica astronomica in cui raccoglie le riflessioni matematiche e astronomiche del mondo greco nei tre secoli a lui precedenti. Uno degli autori più ricorrenti nel suo trattato è Ipparco di Nicea (geografo e scopritore della processione degli equinozi) dalle cui teorie prese spunto per formulare il suo modello geocentrico in cui la Terra stava al centro e il Sole e la Luna, considerati pianeti, erano allocati in apposito epiciclo circostante. Era questo il Modello Tolemaico che fu il modello del Sistema Solare unanimemente adottato dal pensiero scientifico ufficiale sia in ambito europeo-cristiano che arabo-islamico fino all’età moderna. A sostituire il Modello Tolemaico sarà infatti quello eliocentrico di Niccolò Copernico che peraltro era già stato individuato da Aristarco di Samo (Antica Grecia) ma censurato per oltre due millenni.  Tolomeo riuscì a calcolare con precisione le orbite e le loro variazioni di velocità attraverso la Teoria degli Epicicli dimostrando che la posizione dei pianeti poteva essere quantificata per ogni momento, presente e futuro. Il suo fu un vero e proprio capolavoro di calcolo matematico perché perfezionò il sistema geocentrico di Aristotele il quale considerava il movimento dei pianeti un moto circolare uniforme. Per Tolomeo invece le traiettorie non erano regolari e si svolgevano secondo le regole del moto retrogrado. Secondo Tolomeo i pianeti oltre a ruotare attorno alla Terra compievano un’altra orbita, più piccola, che li portavano ad avere un movimento epiciclico.

  • Il catalogo di Stelle

I calcoli tolemaici furono materiale di studio e di lavoro per astronomi, astrologi e navigatori per tutta l’antichità fino alla confutazione rinascimentale. A completare L’Almagesto vi fu anche un catalogo di stelle, probabilmente un rifacimento aggiornato di quello di Ipparco che era però ugualmente incompleto e comprendeva solo gli astri visibili dalle latitudini del Mediterraneo.  

LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA MODERNA: 1543 - 1687
Per “Rivoluzione scientifica” si intende il periodo di 144 anni durante il quale, scienziati e pensatori, ribaltarono – dati alla mano – la concezione geocentrica del Sistema Solare e la sostituirono con quella eliocentrica ispirata agli studi di Niccolò Copernico.

L’ELIOCENTRISMO GIÀ SI CONOSCEVA NELL’ANTICA GRECIA
Sebbene il modello eliocentrico del Sistema Solare era già stato concepito nell’Antica Grecia da Eraclide Pontico (385-322 a.C.) contemporaneo di Eudosso di Cnido e fu, sempre nell’Antica Grecia, Aristarco di Samo a teorizzarne la forma utilizzata poi da Copernico, fu il modello aristotelico-tolemaico ad essere considerato valido come descrizione del Sistema Solare. A favorire l’ufficializzazione dogmatica della teoria geocentrica a discapito di quella eliocentrica fu sicuramente anche l’avvento delle dottrine cristiana e islamica che adottarono quel modello perché meglio si rifaceva alla loro concezione antropocentrica della natura.  

BRUNO OLTRE COPERNICO: LA CONCETTUALIZZAZIONE DELL’INFINITO
La Teoria Eliocentrica per potersi affermare nel pensiero scientifico globale, sebbene fosse coeva di quella Geocentrica, dopo la censura di due millenni, riemerse prima, timidamente, tra gli studi di Niccolò Copernico e rimase ancora per mezzo secolo trascurata dagli astronomi e dalle università, fino a quando il filosofo campano Giordano Bruno ne riconobbe pubblicamente il valore rivoluzionario e teorizzò, con sue ulteriori ricerche andando addirittura oltre Copernico, il concetto di infinitezza dell’Universo, senza centro e senza ordine. A seguire, Galileo Galilei, con il perfezionamento del cannocchiale, dimostrò che la Luna aveva analogie morfologiche con la Terra mettendo un punto fisso sul fatto che Terra e Luna potevano aver avuto la stessa origine e non, come si sosteneva nella teoria geocentrica, essere due corpi nettamente distinti.    

NICOLÒ COPERNICO – La Teoria Copernicana
La prima descrizione del moto dei corpi celesti attraverso dimostrazioni matematiche e quindi scientifiche fu quella di Nicolò Copernico definita la “Teoria Copernicana”.

Secondo la teoria copernicana la Terra non è al centro dell’Universo ed è soggetta a movimenti indotti dal rapporto col Sole che, invece, sta al centro dell’Universo (allora non era ancora distinto il Sistema Solare dall’Universo). 

La Teoria Copernicana fu trattata da Copernico nel libro De revolutionibus orbium coelestium (Sulle rivoluzioni dei corpi celesti) che fu pubblicato nel 1543 pochi giorni prima della morte dello stesso Copernico. La teoria rappresentata in questo libro fu così importante nella storia del pensiero umano che innescò la rivoluzione scientifica moderna.

L'idea di Copernico venne, col tempo, recepita come teoria dell'effettiva costituzione del sistema solare, rovesciando sia la visione fisico/astronomica (geocentrica), sia la concezione filosofico/teologica (antropocentrica) della tradizione medievale. Per questa ragione, a seguito di un accostamento proposto per primo dal filosofo Immanuel Kant, il termine "rivoluzione copernicana" è stato successivamente usato, in senso lato, anche per designare analoghi processi di capovolgimento dei paradigmi fondamentali che si sono verificati, in momenti storici diversi, in altre discipline scientifiche o filosofiche.

  • L’orientamento filosofico pitagorico-platonico di Copernico

Niccolò Copernico e la sua teoria eliocentrica ebbero Pitagora e Platone come filosofi di riferimento. Pitagora  espose in forma di mito alcune teorie eliocentriche come la storia di Apollo Musagete che suonava la lira dalle sette corde, numero corrispondente ai sette pianeti allineati. Il suono armonico della Lira richiamava all’armonia dell’Universo che si poteva reggere solo con un ordine intrinseco. Copernico inoltre visse in un periodo di riscoperta del platonismo e del neoplatonismo che in quell’epoca si ricominciava a studiare nelle università. Il platonismo riportava un’immagine dell’Universo che doveva soddisfare criteri di razionalità e in cui il Sole aveva un ruolo di primo piano. Copernico arrivò alla conclusione che Dio non poteva aver creato un mondo disarmonico dove il Sole, così importante per la vita sulla Terra, aveva una posizione secondaria come invece sostenuto nella teoria geocentrica e come lo stesso Aristotele aveva descritto. Per Copernico invece il Sole aveva un ruolo centrale nel sistema ed erano gli altri pianeti, Terra compresa, ad essere in relazione ad esso.

Copernico tuttavia nella sua teorizzazione astronomica arrivò anche a conclusioni che oggi sono ritenute totalmente sbagliate. Eccone i punti critici:

  1. L’Universo è finito e limitato ed è chiuso dalla stelle fisse
  2. I pianeti si muovono attorno al sole con un’orbita circolare

Copernico non fu in grado di proporre prove fisiche sul movimento della Terra, rimase ancorato a teorizzazioni estetiche di matrice fortemente religiosa.

Mentre, su altri punti, Copernico fa un salto di qualità concettuale rispetto a Tolomeo. Ovvero:

  1. Il giro della Terra attorno al Sole determina le stagioni;
  2. La Terra è un pianeta simile agli altri. Cade quindi la distinzione netta tra mondo terrestre e mondo celeste descritta da Aristotele. 
  3. La Luna effettua un’orbita circolare attorno alla Terra.
  4. La Terra ha un moto di rotazione proprio, attorno al proprio asse, da Ovest verso Est.
  5. L’Asse della Terra è inclinato rispetto a piano orbitale terrestre.
  6. La Terra, oltre al moto orbitale attorno al Sole e al moto di rotazione sul proprio Asse, ha un terzo moto di “declinazione del proprio asse rispetto alla perpendicolare del piano orbitale”.

La Teoria Copernicana iniziò la rivoluzione scientifica moderna che si concluse convenzionalmente nel 1687 quando Isaak Newton pubblicò i suoi Principi matematici della filosofia naturale.

  • Le contestazioni al Sistema copernicano

Il De revolutionibus di Niccolò Copernico, il libro che conteneva le teorie eliocentriche elaborate dallo scienziato polacco, esordì senza avere riscontro di pubblico persino tra matematici e astronomi che lo ignorarono quasi totalmente. La teoria tolemaica rimase ancora per mezzo secolo il principale argomento dei corsi universitari nelle facoltà scientifiche. Tra i pochi professori che invece iniziarono a divulgare quella copernicana vi fu Michael Maestin, maestro di Keplero. Sarà poi lo stesso Keplero, cinquantaquattro anni dopo, nel 1597, ad assumere ufficialmente una netta posizione a favore della teoria eliocentrica di Copernico pubblicando il suo Mysterium Cosmographicum.

Nel frattempo, intellettuali e filosofi del Rinascimento, come Giordano Bruno, apprezzarono del De revolutionibus l’influenza platonica-pitagorica e, in opposizione all’aristotelismo dominante in epoca medievale, nel suo libro “La cena delle ceneri” (pubblicato in Inghilterra, il primo paese dove la teoria copernicana fu riconosciuta), parlò dell’infinitezza dell’Universo e dell’onnipresenza del Divino con la materia in stato di costante mutazione. Le prime contestazioni al sistema copernicano tuttavia non arrivarono dalla Chiesa cattolica ma dal riformatore protestante Martin Lutero. 

LA CAUTELA INCONSAPEVOLE DI COPERNICO
A frenare per lungo tempo la rivoluzione culturale della teoria copernicana fu anche lo stesso autore, Copernico, il quale, nell’esposizione dell’argomento, non esplicitò mai i punti di contestazione alle teorie tolemaico-aristoteliche.

I PUNTI DI COLLISIONE TRA TEORIA GEOCENTRICA E TEORIA ELIOCENTRICA
I punti chiave della teoria copernicana rivisitati da Bruno misero in crisi la teoria geocentrica di matrice aristotelico-tolemaica in più aspetti:

  1. La concettualizzazione dell’infinito – se è la Terra a girare su se stessa non serve più pensare alla fissità delle stelle, ma esse si possono muovere all’infinito;
  2. L’Universo non aveva un centro di gravità permanente – smontaggio della fisica aristotelica;
  3. In un Universo infinito non c’è più il luogo di Dio

Queste conclusioni erano frutto di elaborazioni postume di studiosi copernicani, ma mai sono state esplicitamente esposte e trattate da Copernico. 

L’USCITA DEL VOLUME SENZA CLAMORE
Il De revolutionibus al momento della pubblicazione non suscitò le attenzioni dovute neanche tra i matematici e gli astronomi. Nelle università il sistema copernicano non venne trattato per circa cinquant’anni, mentre quello tolemaico rimase saldamente valido ancora per quasi tutti gli intellettuali europei. Bisognerà aspettare l’astronomo Giovanni Keplero prima, che nel suo Mysterium Cosmographicum si schierò sul fronte copernicano e, poi, il Rinascimento, in particolare con Giordano Bruno, il quale colse con forza e con pubblica manifestazione (per la quale pagò con la vita), il significato rivoluzionario di quelle teorie.

LA CRITICA TARDIVA DELLA CHIESA
La Chiesa in un primo tempo non fu ostile alla Teoria copernicana, anzi, utilizzò alcuni calcoli esposti nel tomo – per esempio l’individuazione dell’anno tropico e dell’anno siderale – nella riforma gregoriana del calendario. La neutralità della Chiesa rimase tale perché nella prefazione non firmata del volume (di cui l’autore fu il teologo e scienziato Andrea Osiander), si proponeva la teoria come costruzione matematica necessaria per compiere dei calcoli ma non come una diversa descrizione della realtà rispetto a quella dogmatica di matrice aristotelico-tolemaica e imposta dalla Chiesa, ovvero che fosse il Sole a girare attorno alla Terra e non viceversa. Questa interpretazione non allertò l’Inquisizione e non espose autore e opera al rischio di morte e di censura.

Fu Giordano Bruno a smascherare la paternità della prefazione e a dare alla teoria copernicana la giusta importanza che andava ben oltre la semplice speculazione di calcolo. Per lungo tempo invece rimase il dibattito se lo stesso Copernico considerasse la sua teoria una riduttiva disquisizione teorico-matematica oppure se fosse da egli stesso ritenuta una teoria fisica. Tra il 1543, anno di pubblicazione del De Revolutionibus, e il 1620, anno di inserimento del trattato nell’elenco dei libri proibiti dalla Chiesa, studiosi e intellettuali di vari orientamenti si alternarono nella presa di posizione rispetto alla teoria copernicana. Tra questi, Giordano Bruno, Galileo Galilei e Giovanni Keplero, dichiararono pubblicamente di essere sostenitori. Questi studiosi, apertamente filocopernicani, andarono quindi oltre la cautela di Osiander secondo cui il De revolutionibus poteva sostituire l'Almagesto di Tolomeo come trattato di astronomia matematica ma lasciava al De caelo di Aristotele il compito di fornire la descrizione dell'universo (cosmologia fisica). La teoria copernicana interpretata da Keplero, Galileo e Bruno mise invece in discussione Tolomeo e Aristotele in toto. 

LA VISIONE DELLA CHIESA IN CONTRAPPOSIZIONE A QUELLA TOLEMAICA
Il pericolo maggiore per la Chiesa di fronte alla ufficializzazione della teoria copernicana fu che si contraddiceva la visione biblica che poneva la Terra e l’Uomo al centro del progetto divino; invece, considerando la Terra un elemento mobile tra i tanti escludeva tale centralità. Con la rivoluzione copernicana il pensiero abbandonò la cosmologia fisica di Aristotele e l’astronomia matematica di Tolomeo minando le fondamenta della dottrina cristiana all’interno del pensiero occidentale. 

IL TELESCOPIO DI GALILEO SMONTA LA COSMOLOGIA ARISTOTELICA
Con l’introduzione delle osservazioni cosmologiche di Galileo Galilei attraverso il telescopio, fu possibile vedere che la Luna non era un mondo perfetto, bensì un corpo celeste con irregolarità nel terreno (montagne, valli e pianure) così come lo era la Terra. Ciò significava che la Luna non aveva quella perfezione sostenuta da Aristotele. Anche l’osservazione telescopica del Sole con la scoperta delle macchie solari e delle fasi di Venere dimostrarono che il mondo celeste descritto da Aristotele non aveva quella linearità assoluta che egli  aveva sostenuto nelle sue teorie. La somiglianza morfologica tra mondo terreno e mondo celeste determinò, più che la questione dell’eliocentrismo, la sconfitta definitiva dell’aristotelismo e la progressiva messa al bando della Teoria Geocentrica. 

L'Empireo dantesco: Beatrice e Dante contemplano l'Empireo. 


Autore: Pierpaolo Spanu



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